Il teatro di Lise La Lumac

Il teatro di Lise La Lumac

Il teatro di Lise la Limac di Lina Maria Ugolini su l'EstroVerso

Anteprima

 

Ciò che ogni autore si augura di poter realizzare nel corso del proprio cammino narrativo è l’invenzione di un personaggio che possa stabilire con chi legge un particolare legame affettivo. Fin da piccola le lumache o chiocciole che dir si voglia, hanno esercitato su di me un grande incanto. Ricordo che le raccoglievo in campagna per poi custodirle dentro un armadietto tra foglie di lattuga. Ammiravo la loro lentezza poiché esprimeva una magica propensione alla riflessione. Poi c’era anche la loro strana casetta da osservare… un modo comodo per vivere appartati dal mondo. Tutti gli scrittori hanno bisogno di un guscio silenzioso per aspettare l’arrivo delle parole. Lise La Lumac, in questo libricino pubblicato da Gremese in formato economico, narrando le sue fiabe si rivolge ai bambini per spiegare loro l’importanza del teatro, la possibilità che hanno tutte le storie di trovare vita sulla scena. Ringrazio Egle Doria, diretta da Gianni Salvo, che ha già interpretato con delizia questo personaggio al Piccolo Teatro di Catania.

 

Lise Lise La Lumac

si presenta alle maestre e ai bambini

[per le maestre…]

Tanto tempo fa nelle case più modeste dei piccoli paesi di tutto il mondo, c’era chi sapeva come raccontare le fiabe. Spesso erano donne che la sera si ritrovavano a cucire accanto a un braciere accesso. Esse parlavano con trasporto ad amici e parenti, con il viso acceso dalla calda luce del fuoco, parlavano e ricamavano intrecciando fili di cotone e trame di storie. Queste donne, madri d’invenzione, non sapevano né leggere, né scrivere. Erano però molto brave a ricordare a memoria ciò che dicevano, parole raccolte e udite da altre labbra narranti, parole ruminate (come scriveva Italo Calvino) da gente prima di loro, lungo il corso degli anni e dei secoli. Era da quel privavo e collettivo ruminio che nascevano le fiabe, venivano alla luce e si trasformavano. Chi le raccontava rinnovava ogni volta un segreto incanto, aggiungeva particolari inediti, frutto di nuove fantasticherie e nuove emozioni. Le narratrici vivevano e facevano vivere le loro storie nel momento del racconto, erano dunque capaci d’innescare il nodo emotivo che lega un attore al proprio pubblico. In quel tempo remoto, senza televisione e computer, nelle famiglie si cresceva sapendo ascoltare. Il racconto orale poteva ammaliare come una musica: sapeva impaurire e rassicurare, svegliare con stupore l’attenzione dei presenti, ma anche cullare e addormentare. Nel nostro presente i presupposti di questa forma di narrazione sono in via d’estinzione. Come è in pericolo il Teatro a causa della sviluppo delle nuove generazioni di nativi digitali. Il monitor si sostituisce sempre più alla pagina e al palcoscenico. Lo scarto visionario sulla realtà, necessario alla produzione, all’attenzione e alla comprensione del linguaggio artistico, rischia di non essere più cercato nell’immaginazione personale ma esteso, aumentato virtualmente. Servono gli occhiali 3D o altre sofisticherie per illudere senza fatica un bambino passivo a fare parte di un mondo fantasticamente indotto da qualcos’altro. È risaputo che la presenza del Teatro come strumento di formazione, può aiutare a vivere concretamente l’atto fertile della finzione.

 

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Oggi in questo rapido tempo più che moderno, salutiamo il cauto arrivo di Lise La Lumac un’amabile e divertente creatura che lentamente porta in giro il proprio guscio di storie.

[per i bambini…]

Era necessario che Lise La Lumac arrivasse, per due saldi motivi.

  1. per mostrare e dimostrare l’importanza dell’immaginazione.
  2. per offrire a questa immaginazione la possibilità di diventare Teatro.

Eccola Lise… Porta in testa un cappello sul quale spicca un fiore di campo rosso come la fragola più matura. Ha un aspetto bizzarro ed elegante, gli occhi furbetti: due puntini scuri in punta d’antenne! Lise La Lumac parla con una leggera e raffinata erre alla francese.

Lise è una fantastica e mobile lumachina autonoma poiché trasporta sul proprio guscio il teatrino che serve al suo lavoro di scrivana. Precisiamo: la lentezza di Lise La Lumac non è certo un difetto ma una qualità indispensabile alla costruzione delle storielle che sa abilmente evocare e animare.

Chi va piano come lei trova il tempo d’osservare e riflettere. L’osservazione e la riflessione servono soprattutto a conoscere il mondo, i vizi e i pregi degli esseri umani che lo popolano. Lise è una vera professionista della lentezza e della ponderazione. Conosce a memoria tante storie che non si limita solo a raccontare. Lei sa anche scriverle con le battute che servono ad accendere le luci di un palcoscenico.

In questi tempi più che moderni c’è bisogno della scrittura. La scrittura è nata per imprimere i propri segni sulla carta imitando i solchi tracciati dal contadino sulla terra. I semi hanno bisogno della terra per germogliare, così come le parole della pagina, o del corpo vivo degli attori.

Lise La Lumac lavora per questa fresca e nobile causa.

Lise quando scrive le storie delle sue scene? – qualcuno a questo punto potrebbe domandare – Quando piove, rispondiamo con certezza. All’arrivo in cielo della prima nuvola panciuta e grigia, al sentore del primo tuono brontoloso, Lise allerta le antenne e si ritira nel proprio confortevole alloggio. Sistema il tavolino, prende un foglio di foglia, intinge la punta innocua di una spina di rosa nel succo di mirtillo, e comincia a elaborare gli intrecci allegri di un nuovo copione.

Fuori intanto la pioggia continua a cadere, a picchettare sul guscio di Lise con il ritmo ticchettante di un orologio un po’ svitato. La pioggia sa come ricordare il tempo che passa. Ma Lise, come ogni autrice che si rispetti, non ci fa caso: continua imperterrita a seguire il sentiero d’inchiostro delle proprie idee. Quando poi tutto tace e torna a splendere il sole, riappare all’aperto, attratta dall’irresistibile profumo dei prati bagnati, ricchi di spore vitali all’ossigeno della creatività.

Dunque, in poche righe, questa è Lise La Lumac. Per conoscerla a fondo bisogna leggere i suoi libri e imparare a memoria i copioni delle storie che redige con passione.

Vi lasciamo con un consiglio. Se la incontrerete nel suo nomade e lemme cammino, offritele una foglia di lattuga: una foglia di lattuga per Lise è come una piazza, un mercato, un’originaria agorà.

Una piazzetta di lattuga è il modo migliore per convincerla ad accendere il suo teatrino e cominciare lo spettacolo…

 

Estratto dal libro Lise La Lumac, edizioni Gremese (2015)

 

Il Campo di gigli e il suo principe

 Milù vede un meraviglioso campo di gigli.

Propone a Pollicina di scendere.

 

POLLICINA: Che fiori meravigliosi!

MILÙ: Ti va di scendere?

POLLICINA: Sì… l’odore di quest’aria mi rende felice!

MILÙ: Guarda quel giglio, è il più bianco tra i fiori…

POLLICINA: Lasciami accanto a quel fiore. Non so perché ma sento di volergli bene…

MILÙ: Come vuoi amica mia.

 

Milù lascia Pollicina accanto al fiore.

 

MILÙ: Ti saluto Pollicina, io proseguo per l’Egitto. È stato bello conoscerti. Addio!

POLLICINA: Ciao Milù, grazie e buon viaggio!

 

Milù vola via.

Dal Giglio esce una voce calma e dolce.

 

PRINCIPE GIL: Un viaggio azzurro e felice!

POLLICINA: Sei gentile giglio a salutare la mia amica.

PRINCIPE GIL: Sono gentile perché i miei occhi vedono la fanciulla più incantevole del prato. POLLICINA: Dove sono i tuoi occhi giglio bianco?

 

Il fiore si schiude e appare Gil il Principe dei Gigli.

 

PRINCIPE GIL: Sono qui mia principessa.

POLLICINA: Oh… tu sei un principe, piccolo come me!

PRINCIPE GIL: Sono Gil, il Principe dei Gigli, Pollicina.

POLLICINA: Come conosci il mio nome?

PRINCIPE GIL: Un seme d’orzo mi ha parlato di te. Vorresti sposarmi?

POLLICINA: Sì… io credo di amarti.

PRINCIPE GIL: Allora ho una sorpresa per te, leggera come un sogno…

LISE LA LUMAC: Aspetta Principe Gil, sono io che devo aprire il sipario di questo sogno. Tocca a me presentare al pubblico la fine della fiaba. Personaggi: tornate tutti in scena!

 

Lise batte le mani. Tornano in scena

tutti i personaggi della fiaba.

 

POLLICINA: Oh! Ci sono proprio tutti! C’è anche Flanel! Flanel consegna al Principe qualcosa. Pollicina assiste stupita.

PRINCIPE GIL: Grazie Flanel. Chiudi gli occhi Pollicina.

 

Pollicina chiude gli occhi.

Il Principe pone sulla sua schiena due ali bianche come le sue.

 

PRINCIPE GIL: Fatto. Adesso guarda. Pollicina sente le ali.

POLLICINA: Oh… sono alata! Il mio sogno! Il mio desiderio si è avverato!

PRINCIPE GIL: Dammi la mano amore, voliamo insieme tra i fiori.

TUTTI: Viva gli sposi!

 

Pollicina indugia.

 

PRINCIPE GIL: Che c’è? Non sei felice di sposarmi Pollicina?

POLLICINA: Sì… questa festa è meravigliosa ma una persona a me tanto cara non è qui. Mi manca mamma Adele.

PRINCIPE GIL: Ho capito. So io cosa fare…

 

Il Principe Gil va da Lise La Lumac.

 

PRINCIPE GIL: Signora Lise… forse nella fretta di scrivere lei ha dimenticato qualcuno. Qui non siamo proprio tutti…

LISE LA LUMANC: Niente affatto Principe Gil. Quando si scrive per il teatro bisogna fingere di dimenticare. Non si può lasciare il pubblico senza il regalo di un’ultima sorpresa. È questo il bello del gioco! Colpo di mani… per un dolce colpo di scena!

 

Lise batte le mani…

 

LA VOCE D IMIG MAGHETTA: Seme d’orzo buono, seme d’orzo bello, con il sole o con l’ombrello, cresci sano, cresci forte porta a me la buona sorte…

 

Si sente un fischio…

 

FiFFiù!

 

Mig maghetta e mamma Adele

arrivano a cavallo di un fascio di spighe d’orzo.

Mamma Adele ha pure una torta…

 

MIG MAGHETTA: Mig maghetta tutto comanda con il fischio di una ghianda: porta mamma Adele alla sua figlia fedele!

POLLICINA: Mamma!

MAMMA ADELE: Pollicina… Finalmente ti ho trovata bambina cara! Guarda: ho portato la torta che ti avevo promesso.

POLLICINA: Grazie mammina, con queste ali andrò in cielo a prendere un po’ di zucchero filato dalle nuvole! Le buone figlie aiutano le mamme.

 

Si abbracciano.

 

PRINCIPE GIL: Vieni Pollicina, voliamo su quella nuvola a prendere lo zucchero, voliamo insieme mia Principessa dei Gigli.

LISE LA LUMAC: Evviva! L’insegnamento finale di questa storia tocca a me! CANZONCINAFINALE DA CANTARE O RECITARE Bastano due ali per innamorarsi volare vicini, uniti guardarsi. Basta un fiore per dire: amore. Due ali dischiuse come baci soffiati…

TUTTI I PERSONAGGI: E vissero contenti e felici i due piccoli sposi alati.

 

 

FINE

 

 

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