Keep calm e impara a capire l’arte

Keep calm e impara a capire l’arte

KEEP CALM e impara a capire l'arte leggodico arte

Leggodico Arte

Io mastico arte da sempre. Come giornalista e poi come curatrice di mostre, entrambe attività che svolgo tuttora. Il libro nasce dalla voglia di raccontare l’arte in toni semplici, qualche volta anche spiritosi e dissacranti. Trovando un equilibrio tra il desiderio di fornire l’informazione tecnica precisa e quello di calarsi nei panni del non addetto ai lavori.
Il lettore a cui mi rivolgo è un curioso, che si occupa d’altro ma che ha voglia di scoprire l’arte. È quello che sa apprezzare la Canestra di frutta di Caravaggio, ma non capisce perché qualcuno abbia speso 12 milioni di dollari per un pesce in formaldeide. Quello che si sente preso in giro dal Papa di Cattelan e anche un po’ offeso se si sente dire che un cavallo impagliato è arte e DEVE piacergli. Ma anche quello che, improvvisamente, scopre di andare in visibilio davanti agli isolotti impacchettati da Christo… e non sa il perché.
Ciò che voglio comunicare loro è che nessuno li obbliga ad apprezzare nulla, che l’arte deve essere un piacere e che va apprezzata prima di tutto “di pancia”, ma anche che se esistono dei criteri secondo i quali un collezionista acquista per 58,4 milioni di dollari il Balloon dog di Jeff Koons (facendone l’artista vivente più quotato al mondo), questi criteri sono anche alla sua portata.

Estratto dall’introduzione del libro
Keep calm e impara a capire l’arte di Alessandra Redaelli
(Newton Compton, collana Grandi manuali Newton)

Immaginate la tipica situazione. Siete appena entrati in un museo, o in una galleria d’arte, in compagnia dell’amico intellettuale, quello sempre informato e dall’aria molto sicura di sé. Ecco che lui, davanti a quel dipinto gigantesco con quel tipo e quella tipa nudi, seduti sulle sedie, a testa in giù, si mette ad annuire con un sorriso enigmatico e poi si perde a fissare la tela come se fosse apparsa la Madonna di Lourdes. E intanto voi vi guardate intorno con aria circospetta, pensando che da un momento all’altro arriverà qualcuno con una grande scala, staccherà il dipinto e lo appenderà diritto, dandosi anche un contegno e sperando che nessuno si sia accorto dell’errore. Sono situazioni veramente penose. Soprattutto nel momento orrendo in cui il vostro accompagnatore si gira verso di voi, una volta uscito dall’estasi, e con sguardo sognante chiede: «Che ne dici?». E voi vi inventate un’aria davvero cool. «Be’, non ci sono parole…», dite. Mentre pensate: “Ma che razza di posto è questo, dove non si accorgono nemmeno di avere appeso i quadri al contrario!”. E meno male che non lo avete detto! Apriti cielo! Non sapevate che Georg Baselitz dal 1969 ha cominciato a dipingere le sue “figure capovolte”? Già. Questo scandaloso e bizzarro esponente del neoespressionismo tedesco, un giorno ha fatto una pensata: se io, la stessa immagine, la presento capovolta, improvvisamente il soggetto perde il suo significato, diventa forma pura; lo sfondo non è più solo sfondo, ma si fa colore e materia. Ecco che con un colpo solo, una bella capriola, ho messo nella stessa tela, e sullo stesso piano, figurativo e astratto: et voilà!
E ora immaginate di svuotarvi la testa di tutto quello che avete imparato a scuola, delle ore perse a spuntare i pennarelli per riprodurre con la tecnica del puntinismo il giardinetto striminzito fuori dall’aula, delle ammorbanti lezioni sui capitelli dorico, ionico e corinzio (e poi probabilmente il cervello ha fatto click e si è rifiutato di immagazzinare altro), del professore così vecchio che pareva averlo conosciuto proprio, Leonardo da Vinci, e che vi spiegava quanto fosse bella la Monna Lisa, come se la bellezza si potesse spiegare, e dimenticate anche quanto sia stata “rivoluzionaria” la pittura degli Impressionisti – soprattutto se non siete nati nel 1870. Svuotate tutto, dicevo. Reset! E entrate in quella stessa sala a mente sgombra. Guardate quell’immagine senza sovrastrutture, lasciatevi avvolgere da quella pittura grumosa e materica, da quei corpi in bilico, a testa in giù, che dalla materia sembrano emergere, e godetene la forza dirompente. Pensate: sono quarantasei anni che Georg Baselitz dipinge così, eppure la sua sala è stata una delle più affollate e fotografate dell’ultima Biennale di Venezia, con i bimbetti dell’asilo che si sedevano sotto quegli omoni capovolti con il nasino in aria, tutti felici di quell’allegra capriola visiva.

La foto in copertina è di Antonio Delluzio

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