L’esordio di Seby Leonardi con “Una seconda possibilità”, un fantasy psicologico ambientato nella Sicilia dei nostri giorni.

L’esordio di Seby Leonardi con “Una seconda possibilità”, un fantasy psicologico ambientato nella Sicilia dei nostri giorni.

Mi chiamo Seby Leonardi, sono nato il 6 ottobre del 1974, vivo a Zafferana Etnea, in provincia di Catania, ma da ottobre del 2016 abito a Busto Arsizio per motivi di lavoro, sono un insegnante di storia e filosofia. Dopo il diploma di maturità scientifica ho preso la laurea in Filosofia e ho subito insegnato per un anno in una scuola privata; poi ho lavorato per un’assicurazione nel ramo vita, per un’agenzia immobiliare per molti anni, mi sono occupato anche di vendita di videosorveglianza, ho fatto anche l’imbianchino e il giardiniere e altro ancora, ma non ho mai mollato. Da più di dieci anni impartisco lezioni private e finalmente, dopo tanti anni, insegno in una scuola statale.
Nel 2001 mi sono sposato e adesso ho due bellissimi bambini di 12 e 8 anni, un maschietto e una femminuccia. Anche mia moglie insegna, è maestra. Sono appassionato di teatro, infatti ho anche una mia compagnia teatrale, dal nome “Ars Theatri” e calco il palcoscenico da almeno 20 anni. Suono il pianoforte e la chitarra e da qualche anno ho scoperto la voglia di scrivere, che in un certo senso mi aiuta ad esprimere tutto ciò che penso e ciò che sono realmente: scrivere per me è diventato uno sfogo. Ho iniziato per gioco, ma sta diventando qualcosa di più importante.
Si presenta così Seby Leonardi che abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo primo libro intitolato “Una seconda possibilità”, A.Car Edizioni.

Ci racconti un aneddoto legato alla nascita di questo tuo primo libro? Qual è il messaggio cardine che vorresti fosse colto dai tuoi lettori?
Non c’è un vero e proprio aneddoto, l’idea del libro è nata per caso: per una settimana intera non facevo altro che vedere nella mia mente, giorno e notte, un bambino che guardava dalla finestra della sua camera la pioggia monotona e scrosciante di novembre. Quest’immagine mi perseguitava anche nei sogni e non riuscivo a capirne il senso. Un giorno ero al computer per sistemare alcune cose e per sbaglio ho aperto una pagina Word. Stavo per chiuderla, ma stranamente non l’ho fatto, fissavo questa pagina bianca come se stessi leggendo parole inesistenti, ho messo le dita sulla tastiera e ho iniziato a scrivere: ho cominciato a descrivere questo bambino, mentre le mie dita scrivevano io vedevo delle scene che giravano nella mia testa, come un film. Senza accorgermene ho finito il racconto, quello che oggi è il primo capitolo. Rileggendolo mi sono accorto che mancava qualcosa, come se quel ragazzino mi volesse raccontare ancora altro, tanto altro. Dopo qualche giorno ho ripreso a scrivere, come se quel racconto mi chiamasse, ed è nato “Una seconda possibilità”. Perché l’ho intitolato così? Semplice: in quel periodo non vivevo un bel momento per vari problemi e ho cercato in tutti i modi di risollevarmi. In un certo senso il mio libro mi ha aiutato. Chris, quel bambino che ho visto per tanti giorni nella mia mente, mi ha aiutato a capire che non tutto può dirsi finito, finché non è davvero finito, non tutto è irrecuperabile se prima non ci proviamo, niente è impossibile se veramente lo vogliamo e quindi abbiamo e avremo sempre una “seconda possibilità”, ma bisogna vederla, bisogna cercarla, non tanto fuori dal nostro mondo, ma dentro di noi, nel nostro “Io”, come direbbe Freud: la soluzione a tutto c’è sempre, ma la possiamo trovare solo in noi. Vorrei che il mio libro facesse capire questo ai lettori, che fosse uno stimolo a lottare sempre senza arrendersi mai, fino alla fine e non vivere in un continuo “gioco di ruoli” pirandelliano, senza accorgersi di ciò che veramente siamo e senza renderci conto di ciò che siamo capaci di fare, perché noi, “tutti noi”, siamo capaci di fare ben oltre ciò che pensiamo, se lo vogliamo!

Cosa ti affascina di questo genere letterario? Quali i tuoi autori di riferimento?
Il genere fantasy mi ha sempre affascinato da quando ero piccolo per il tipo di mondo che riesce a costruire, un mondo direi irreale, ma, allo stesso tempo, più reale di quanto potremmo immaginare. L’uomo vive in una continua ricerca dei fenomeni reali e dimostrabili scientificamente, ma non riesce a vedere oltre: quando tutti i filosofi e scienziati della storia ad un certo punto delle loro dimostrazioni ed elucubrazioni filosofiche si bloccano, ecco che entra in gioco l’irreale, il verosimile, la fantasia e solo in quel momento, in quel “luogo-non luogo”, come lo definisco anche nel mio libro, si crea un nuovo mondo, un mondo dove l’impossibile diventa possibile, dove le leggi della fisica come le conosciamo noi non esistono, dove i nostri desideri diventano realtà. Credo che uno degli autori che meglio riesce a costruire questo tipo di “irreale realtà” sia Stephen King, il re del thriller, perché trasporta la vita di tutti i giorni in un mondo in fondo inesistente materialmente, ma che esiste solo nella nostra mente, nella nostra fantasia, diventando reale e a quel punto ciò che è reale per noi “è reale”! Ma non è solo Stephen King che mi ha sempre appassionato, ma anche Zafón, che riesce a farti viaggiare in ambienti misteriosi con le sue incredibili descrizioni, Asimov, che ha reinventato il futuro da un punto di vista scientifico oltre che fantascientifico, Clarke, che riesce a catturarti ed imprigionarti nelle sue pagine, Poe, che ha impressionato milioni di lettori con le sue storie crude e vive di un sano terrore, Verne, che è riuscito a creare luoghi straordinari con poche e semplici frasi, ma ancora, Wilde, Freud, Pirandello, Shakespeare, Nietzsche, Kierkegaard e potrei ancora continuare. Il mio stile è molto simile a quello di King, ma contaminato da altri generi, frutto dei miei studi e soprattutto dei miei gusti letterari.

Qual è il ruolo della scrittura nella tua vita?
La scrittura ha un ruolo nella mia vita? Sinceramente non saprei dirlo, non ho mai pensato a questo, so solo che ho cominciato a scrivere all’età di 5 anni, copiando un intero libro, di cui non ricordo nemmeno il titolo, con una vecchia Olivetti di colore verde, col nastro bicolore, rosso e nero (chi è del ’74 come me sa di cosa parlo!), e dal quel momento non ho più smesso. Ho scritto qualche poesia durante le scuole medie, di cui me ne rimane solo una, ho iniziato un racconto durante le superiori, che non ho mai finito, forse un giorno lo riprenderò, ho scritto anche canzoni, una raccolta di aforismi per tutti i gusti in cui ho inserito alcuni dei miei, un libro di quattro racconti che pubblicherò successivamente ad “Una seconda possibilità” e un altro romanzo fantasy che ho appena iniziato e che spero di finire presto e ancora ho in testa un’altra storia molto particolare, che collega i nostri tempi con quelli della Seconda Guerra Mondiale, che momentaneamente è solo “potenza”, ma spero che prima o poi diventerà “atto”. Che ruolo ha la scrittura nella mia vita? Potrei rispondere dicendo che la “mia vita ha un ruolo nella scrittura”!

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