L’ora è tua (otto inediti di Livio Cortese)

L’ora è tua (otto inediti di Livio Cortese)

Sulla parete

Disinibite
ombre svelano carmi,
noi stesi a schermo.

Acta

Atto
è lo scotto che pagano i palmi
acerbi: qui una linea si fende,
altrove una nocca risana.
Mentre le chiedi forma
la materia prova a plasmarti
e l’indole abrasiva dell’utensile
può non voler attendere.
Tagli anneriscono,
sporge una vena e non per collera,
allora impari:
destrezza è la pelle
quando si rinnova,
ogni strato
un aggettivo in meno.

Poesia

Partita pressoché persa col mondo
ma qui si pende tutti verso il “quasi” :
ché in campo aperto ogn’ora ti riaffronti,
lasci agli idioti sfida od il certame.

Specchio ritrovato e infranto

Frantumare specchi, costruire
anni su scale armoniche:
note i cocci righi l’argento,
Maya sola ferendo
e, battito dopo battuta, attagliarsi
mai più riflessi, al presente.

Note (in)volontarie

Un plettro, per natura, ha da percuotere;
ma cassa e tastiera sembrano appattate
sul commentare: discordi, non dimeno insistono
pur dovendo, loro attrezzi,
tacere a gusto altrui.
Poi sbricioli un fiore secco: ti pungono
note ancora mattutine.
Allora, incardinata tutt’altra logica, domandi
se quella lavanda non tragga aspetto da un profumo,
come lo strumento sperso
da sue possibilità consonanti.

Paradosso da giornalista all’esordio

Nulla: risma intonsa
dov’è pagina il centro, bianco in difetto, luogo
per luoghi qualunque.
Poi con l’intermezzo pensato
in un vuoto da caduta libera,
comunicato appunto intervista,
scartafaccio per traccia istantanea e notizia:
premi trame riannodi tramagli
fra voci esseri e fatti
e, porta la coda al còlubro
volgi al prossimo foglio manchevole.

Pioggia estiva in immersione

Mediterranea
madre per ogni goccia,
nulla ti è vano.

L’ora è tua

Vomere su versoio, taglia e ritorce,
rintocca repentino: l’ora
è una, ma quale? O è nessuna,
incongrua da cinque quarti: tempo preso
esulta a fondo scala, fondo e troppo,
si decomprime e sa d’uscirne
a vista blu rarefatta,
tocca senza toccarci
mani altre che poi, si scoprirà,
erano rimaste nostre.

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