Lettera a un poeta scomparso

Lettera a un poeta scomparso

copertina selleri

Caro Aldo,

ti scrivo nell’alba di una mattina fresca di fine agosto, un’estate questa che va via con un morso al cuore e tanti libri letti, abbandonati o taciuti. Da due mesi ho il tuo sulla scrivania, qui dove una pila di volumi di poesia, colorata e silenziosa, è in attesa di essere letta, recensita e, infine, archiviata. Archiviare: parola utilizzata spesso nella nostra quotidiana avventura terrena, eppure ci sono storie e incompletezze emozionali che hanno bisogno di ulteriori evoluzioni e destini. Si archivia un corpo finito e smunto in una bara? Mi chiedo se si può archiviare la poesia, se può essere considerata scaduta, passata, fuori tempo, chiusa in una bara, appunto. Tu sorridi, lo so.

Sicuramente si scrive troppo e la produzione poetica esagerata determina la superficialità della lettura a scapito dell’attenzione e della scelta del materiale da selezionare e studiare. Così non c’è più la massima accuratezza e concentrazione, da parte della critica, sulle uscite dei libri di poesia veramente importanti: c’è, invece, la corsa alla pubblicizzazione e ai Premi che possono scatenare putiferi culturali modificando il percorso di una poesia, compromettendo, in modo positivo o negativo, e a volte significativo, il percorso della scrittura. Si diventa ‘il personaggio’ e non l’autore del proprio lavoro. Si ricerca il successo, la fama provocatoria del momento sottomettendosi e alimentando meccanismi ebbri ed energici che mirano a mettere allo scoperto la vanità e la presunzione del pensiero e non il suo contenuto/guida nella contemporaneità, o il ‘come’ l’esistenza viene nuovamente ripetuta, rivissuta. Arriviamo ai consuntivi attraverso le affermazioni precoci di chi minaccia il meccanismo qualitativo della voce, potenzialmente utile e importante. Ne parlavamo a Milano nel freddo gennaio di quest’anno che ti ha chiuso gli occhi. Mi sorridevi spiegandomi che la versificazione del mio ultimo libro era imponente, surreale, espressionista. Mi avresti voluta rivedere, ascoltare, commentare la Poesia. ‘Incantato’ mi sussurrasti. Ti commuovevi e mi commuovevo in una stretta di mano, l’ultima. Così sono le poesie che si scrivono senza le parole, sono una traccia invisibile, una trama variegata di scenari intensi che si rivelano dinamicamente, lasciando il segno.

Non si archiviano le righe scritte in cui i paesaggi e le anime vivono in maniera mai convenzionale, mai scontata, forse è per questo motivo che ne resto affascinata, particolarmente rapita.  Stamani la poesia, attraverso la lettura del tuo ultimo lavoro,  ‘Sul ponte di Joyce’ – La Vita Felice 2013, diventa il racconto di lievi storie in un posto d’ombra, un camminare lento tra le fedeli vie della coscienza dell’umanità. Le partenze, le attese e le domande che i passi dell’essere umano interiorizza nel suo peregrinare rigenerano, attraverso i tuoi versi, la miscellanea conoscenza del mondo, dei suoi suoni, dei suoi tempi. Tutto è mescolato al ritmo del tuo stile, colto e raffinato, che mi riporta agli Autori del novecento, alle loro preziosissime liriche fluide. Il tuo scaramantico addio alla vita ha scoccato, in questo volume, la sua ultima freccia dall’arco. La necessità di eliminare le vie di fuga che la parola poetica può espandere ti ha collocato dietro il loro significato, dietro quelle verità ingovernabili così da poterci lasciare il veloce e discreto senso dell’esperienza. Mi piace ricordarti in quella canzone remota, la profezia si avvera.

Tua, Rita

 

aldo_selleriAldo Selleri, già professore di Linguaggi della pubblicità e copywriting all’Università degli Studi di Trieste, insegnava a Milano ed era consulente di pubblicità. Con la raccolta di poesie Buenos Aires è una donna che balla il tango – edito da Edimond con prefazione di Vera Vasques e Claudio Finelli – ha vinto il premio Città di Castello 2010 e nel 2012, con inediti, il Concorso Poeti e Poesie a Villa Clerici, Milano. Sue raccolte precedenti sono: Faust televisivo, Occhiali (con prefazione di Michele Rak), Istruzioni di volo (con prefazione di Nino Majellaro). Con il racconto La pistola nello zaino ha vinto nel 2012 la prima edizione del Premio Letterario nazionale “Grado Giallo” lanciato da Mondadori e dal festival Grado Giallo per gli autori di inediti thriller, polizieschi e noir. È venuto a mancare il 7 giugno 2013.

 

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