Libri che rubano il sonno
rubrica a cura di Agata Cardillo
Esistono protagoniste che si limitano a risolvere enigmi e altre che, nel farlo, scardinano un intero sistema di valori. Lady Florence Trevelyan appartiene, con orgoglio e determinazione, alla seconda categoria. Siamo nella Taormina del 1884. Un’enclave inglese sotto il sole di Sicilia, dove l’aristocrazia osserva, giudica e controlla attraverso le lenti del pregiudizio. In questo scenario, Florence sceglie di abitare lo spazio proibito: quello fuori dal perimetro sociale che le è stato assegnato. Sebbene La forestiera si presenti con le vesti del giallo, il mistero è solo la superficie di un’opera più profonda. Al centro troviamo una nobildonna costretta all’esilio dalla cugina della Regina Vittoria; una donna che trasforma la punizione in opportunità, eleggendo Taormina a teatro di un’esistenza più autentica.
La Sicilia di fine Ottocento non è un semplice fondale cartonato, ma un paesaggio sensoriale pulsante: il profumo inebriante del gelsomino si scontra con la polvere delle differenze sociali. La luce abbagliante del Mediterraneo mette a nudo i sospetti tra l’aristocrazia britannica e la borghesia locale. In questo microcosmo, Florence è la “straniera” per eccellenza: non solo per passaporto, ma per attitudine. L’equilibrio si spezza con il ritrovamento del cadavere di sir Arthur Milton nelle stanze dell’hotel Timeo. Se l’intreccio investigativo è solido, la vera forza del romanzo di Claudia Myriam Cocuzza risiede in ciò che la morte porta a galla: i fili invisibili di reputazione, potere e morale che tengono in scacco i personaggi.
Notevole è il richiamo costante all’Amleto di Shakespeare. Il teatro qui non è un vezzo letterario, ma la metafora di una società che recita ossessivamente una parte. Florence è l’unica a rifiutare il copione:
Impara il siciliano, educa una cameriera al canto, cammina all’alba. Piccoli gesti che, in un mondo che sorveglia il corpo e l’anima delle donne, diventano atti di radicale e simbolica disobbedienza.
Attorno alla protagonista ruotano figure magnetiche che arricchiscono la trama: Salvatore Cacciola, l’anatomopatologo dagli occhi “da lupo”, ambiguo e affascinante; Carlo Cacciola, il farmacista, voce di una Sicilia più silenziosa ma autentica; Louise, la cugina, incarnazione del protocollo e della prudenza.
Ne La forestiera, Claudia Myriam Cocuzza ci racconta un viaggio che è solo apparentemente geografico. Essere “forestieri”, suggerisce l’autrice, non significa abitare un luogo estraneo, ma avere il coraggio di abitare sé stessi contro ogni convenzione. Una storia preziosa che ci ricorda come, a volte, sia necessario l’esilio per potersi finalmente riconoscere.








