Luca Pizzolitto, “la poesia all’incanto della parola”

Luca Pizzolitto, “la poesia all’incanto della parola”

parola d’autore

Il ricordo (o un aneddoto) legato alla prima poesia.
Ricordo una sensazione tanto precisa quanto lontana nel tempo. Un brivido nella testa accompagnato da un senso di gioia sottile. I primi versi di cui ho memoria sono i versi conclusivi di Soldati, di Ungaretti. Al tempo io avrò avuto 12 o 13 anni, forse anche meno: ero piccolo, magro, con gli occhiali e, con buone probabilità, la riga a destra sui capelli. Me ne stavo, già al tempo, sufficientemente in disparte. Sono entrato per la prima volta da solo in libreria ed ho acquistato L’Allegria di Ungaretti. L’ho letto con avidità. La prima poesia scritta da me, invece, è venuta parecchio dopo. Avrò avuto 15 o 16 anni. Ricordo che era estate, notte, non riuscivo a prendere sonno e sono uscito sul balcone di casa dei miei. Ho scritto qualcosa che aveva a che fare con le ombre e con il vento: non ricordo altro.

Gli autori significativi.
Come ho detto poco fa, tutto è partito con Ungaretti quindi lui, per me, è stato ed è tutt’ora una pietra miliare. La sua ricerca estetica nell’uso essenziale della parola, il suo ermetismo, la sua grazia. Negli anni, ho incontrato tanti poeti di cui magari conservo una frase, un paio di poesie: istantanee che però valgono decine e decine di libri letti ed acquistati. Se devo dirti però le voci cui mi sento più vicino e da cui ho la sensazione di essere fortemente attratto, beh, ne citerei quattro: Pusterla, Cappello, Candiani, Gualtieri.

Poeta e relativi i versi che non dovremmo mai dimenticare.
Soltanto la poesia (l’ho imparato terribilmente, lo so) la poesia sola può recuperare l’uomo (sempre lui, Ungaretti).

Il momento ideale per dedicarsi alla poesia, alla scrittura.
A lungo il tempo ideale per la lettura e la scrittura è stato, per me, il momento della notte. Avendo avuto per anni problemi con l’addormentamento, il gioco era presto fatto. In parte abbastanza romantico e stereotipato. Ora, da un paio di anni, ora che mi sto avvicinando sempre più ai quaranta, devo dire che amo leggere la mattina molto presto, verso le 5, e scrivere nel tardo pomeriggio, l’ora comunemente utilizzata per l’aperitivo.

La poesia è…
No, non lo so. Non so rispondere a questa domanda. Me lo chiedo spesso ed ogni volta o resto in silenzio, o mi do una risposta differente dalla volta precedente. Ti posso dire, però, con certezza quasi assoluta che la poesia, ora come ora è per me qualcosa di estremamente intimo e personale, tangibile, che ha a che fare con la ricerca della luce, con il silenzio, con la bellezza.

Poesia e compiutezza.
Mai. La poesia, come i contorni del viso, è soggetta ai cambiamenti del tempo. Arriva un momento, dopo magari un anno che lavoro su un testo, che penso ok, ora scatto una fotografia. E decido di pubblicare. Ma dopo qualche mese, se mi ricapita lo stesso testo tra le mani, beh, non va più bene così com’era ok fino a qualche tempo fa: c’è sempre e ancora qualcosa da modificare.

Poesia e purezza delle parola.
Il concetto di purezza è un concetto che trovo, personalmente, difficile da declinare nell’attuale società, quindi anche nella letteratura.
L’incarico della poesia.
Penso che la poesia possa restituire ed avvicinare a qualcosa di simile all’incanto. La poesia all’incanto della parola. La parola all’incanto della vita. La vita, all’incanto di ciò che trascende.

Un testo ‘rifugio’.
Tre. Tre passaggi, a parer mio immensi.
Tra un fiore colto e l’altro donato/ l’inesprimibile nulla (G. Ungaretti)
La misura esatta è l’infinito./ E il tintinnio delle cose. / Qui. (C.L.Candiani)
Quel che si può fare / è preservare i luoghi inaccessibili (…)/ Proteggere il silenzio con parole/ minime, rispettose, memorabili (F. Pusterla)

Tre poesie da “Dove non sono mai stato”
di Luca Pizzolitto
(Campanotto Editore Poesia)

Un’altra volta madre

Prende congedo il tempo
palpebre chiuse nella danza,
domani tesi verso i tuoi capelli.
Il respiro denso del mattino
le stanze disabitate in via Barbaroux,
questi corpi dimora del niente.
I tuoi seni spogli, quiete e riposo:
sei diventata un’altra volta
madre dei tuoi rimpianti.

Preghiera

Insegnami ad essere invisibile,
a tornare indietro.
Insegnami la preghiera delle mani
che cercano altre mani.

*

Nei cortili di case popolari
abbandonate, nei ritorni
sempre così insicuri,
nella voce dei miei passi
che ripetono il tuo nome.
Vegliare la notte e i suoi peccati
nella premura della luce.
Tendere la mano nel gesto vano
di porgere carità alla bellezza.

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