Michela Zanarella, “la poesia è una fedele compagna che non abbandona e non tradisce”

Michela Zanarella, “la poesia è una fedele compagna che non abbandona e non tradisce”

parola d’autore

Il ricordo (o un aneddoto) legato alla prima poesia.
Mi sono avvicinata alla poesia dopo un tragico incidente stradale al quale sono sopravvissuta. Non avevo mai scritto una poesia prima di allora. Diciamo che la poesia è arrivata nella mia vita come una seconda possibilità: un dono da cui ricominciare. La prima poesia fu d’amore, s’intitolava ‘Da un sorriso’ e la scrissi quasi con timore. Essendo molto timida, mi sono affidata alla scrittura per esprimere i miei sentimenti. Se dovessi analizzarla ad oggi la definirei elementare, forse banale, ma in quel momento per me rappresentava un’ancora a cui aggrapparmi.
Gli autori significativi.
Ci sono alcuni poeti che sono stati essenziali per il mio percorso. Ho amato molto Ungaretti, Leopardi, Quasimodo. Credo sia fondamentale leggere la poesia di chi ci ha preceduto e ha lasciato un segno incisivo nella storia della letteratura. Sono sempre stata attratta dalla vita dei poeti, quindi ho cercato di approfondire non solo il linguaggio, ma anche la loro storia, la loro personalità. Mi colpirono molto le vite di Alda Merini e Pier Paolo Pasolini. Di quest’ultimo ho letto quasi tutte le sue opere, spinta anche dal fatto che ho scelto di abitare a Monteverde, uno dei quartieri di Roma, dove lui visse per più di dieci anni e dove ambientò il romanzo “Ragazzi di vita” edito da Garzanti nel 1955. Ho conosciuto alcuni dei suoi “ragazzi”, che ancora oggi mantengono vivo il suo ricordo. E’ come se lui non se ne fosse mai andato da Monteverde. Leggo anche molti autori contemporanei e devo dire che sto scoprendo tanti giovani pieni di talento. Ultimamente sto rileggendo le poesie di Maria Marchesi, Mariangela Gualtieri e di Franco Arminio, tre autori che stimo ed apprezzo e sento affini.

Poeta e relativi i versi che non dovremmo mai dimenticare.
“C’è una poesia che ritengo illuminante: “Soldati” di Giuseppe Ungaretti, perché in pochi versi riesce a trasmetterci la fragilità umana. “Si sta come/d’autunno/sugli alberi/le foglie”, una similitudine efficace e potente che paragona i soldati alle foglie autunnali. La guerra, la violenza in genere, provoca dolore e morte. Questa poesia è senza tempo, perché l’essere umano è costantemente messo alla prova e si trova spesso a lottare e resistere alla sofferenza. Una poesia essenziale, pura, ma carica di significato. Questa per me è la vera poesia. Un’altra poesia che viene spontaneamente alla nostra coscienza nei sentori di guerra universali è: “Sei ancora quello della pietra e della fionda,/uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,/con le ali maligne, le meridiane di morte,/t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,/alle ruote di tortura” di Salvatore Quasimodo.

Il momento ideale per dedicarsi alla poesia, alla scrittura.
Non c’è un momento ideale. È la poesia che chiama. Diciamo che scrivo quando sento l’urgenza di fermare certe immagini sul foglio. Non posso farne a meno e quindi può capitare di giorno, di notte, nei momenti più impensabili. Una volta mi capitò di svegliarmi in piena notte con dei versi precisi che mi riecheggiavano nella mente. Mi sono dovuta alzare, ho acceso il computer e li ho recuperati. Quando scrivo ho bisogno di concentrazione e assoluto silenzio. È come se entrassi in un’altra dimensione, dove non esiste altro, se non la poesia.

La poesia è…
Non credo di essere in grado di dare una definizione di poesia. Posso tentare di dire che cosa rappresenta per me. Io la sento come luce che illumina i miei giorni, è una guida per il mio ‘transito’ sulla terra. La considero una fedele compagna che non abbandona e non tradisce. Attraverso la poesia sto imparando a capire me stessa ed il senso delle cose. Un bel dono che mi è arrivato all’improvviso per comprendere la bellezza della vita. La poesia è dentro di noi, intorno a noi, ovunque. Dobbiamo solo saperla riconoscere.

Poesia e compiutezza.
Una poesia può dirsi compiuta quando si concretizza in immagini, suoni, silenzi, colori, odori, quando stimola i sensi ed ha un valore alto, elevato, universale. Una volta concepita il poeta la affida ai lettori, facendo dono di una parte di sé. Ed è lì che prende il volo, che diventa molteplice emozione.

Poesia e purezza delle parola.
La poesia restituisce purezza alla parola attraverso la sua essenzialità, la sua eleganza e raffinatezza. La poesia richiede una particolare sensibilità, racchiude tanti mondi ed è necessario avvicinarsi con la consapevolezza che merita attenzione.

L’incarico della poesia.
Se esiste un incarico della poesia mi auguro sia quello di portare gioia, equilibrio e benessere interiore. La poesia quindi come sostegno e cura alle fragilità umane. Personalmente posso dire che mi aiuta ad affrontare la vita con più determinazione, sento di avere accanto a me un’alleata. Insieme alla poesia, ho meno paura.

Un testo ‘rifugio’.
Si, rileggo spesso questa poesia di Margherita Guidacci “All’ipotetico lettore”, tratta da “Anelli del tempo”. La ritengo di una bellezza estrema. Sento il bisogno di ritornare in questi versi per tutta la luce che emanano.

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

Tre poesie da “Le parole accanto”
di Michela Zanarella
(Interno Poesia)

Apro la pelle ai giorni
e mi faccio coraggio
oggi per domani e domani ancora
fino ad innamorarmi della notte
e poi del giorno
come se fossi al primo inchino
alla vita.
Perché non posso spaventarmi
della prima ombra che appare
o della ferita che sanguina appena.
Allora cammino a piedi scalzi
tra le cose
inciampo cado mi rialzo
e consumo gli occhi ad esplorare il cielo
pur di non perdermi nemmeno un attimo
della luce che nasce
o del sole che si spegne nella sera.
Conservo anche l’odore delle macerie
ed il peso delle lacrime
sulle guance
senza smettere di amare
quel poco che basta
per dare un senso al fiore
o al ramo che si spezza.

Vengo a respirare
dai tuoi confini lontani
e ci trovo tutto l’amore che non ho mai capito
io che ti ho sentito madre troppo tardi
terra impastata nella nebbia
fatta di cielo mai limpido e in lotta con il tempo.
Poso lo sguardo dove si ferma anche il vento
nella semina che sa di grano ormai maturo
e chiudo nel cuore quel colore
che ha l’odore del pane e delle stanze di casa.
Ti sento radice che indossa le mie vene
meta che ho lasciato troppo presto
sperando di trovare altrove
il senso del mio canto.
E intanto
vado con la mente dove il fiume si sveglia
in quel silenzio che cammina tra i campi
fino a sera.
E resto tra le distanze a cercare quel poco sole
sempre incerto
che mi ricorda che un giorno farò ritorno
tra i fili d’erba e le strade di polvere
dove sono stata bambina.

Ci pensi a quel tempo che abbiamo stretto
mano nella mano
senza stupirci se io inciampavo
dietro ai tuoi passi grandi di padre.
Sono passati gli anni
e di allora ricordo
che mi spaventava la tua assenza.
Ti cercavo come si cerca l’aria
quando la luna scompare
e non rimane che un margine di luce
addosso alla notte.
Lo so, la vita ti insegna presto
a capire le distanze
e a sfiorare l’ombra di un volto di spalle
confondendo il tono del cielo
con un silenzio che prega il ritorno.
Ho scelto di andare
senza lasciare incompiuti i miei sogni
senza pensare che mi saresti mancato
come quando da bambina t’inseguivo
per le scale
e oggi ti parlo da donna
che conosce a memoria le tue rughe
e che ti chiama con la mente
a respirarmi in lontananza.

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