Marco Saya Edizioni

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l’editore racconta

Qual è l’aneddoto più curioso legato alla nascita della casa editrice?

La prima cosa che mi viene in mente sono i manoscritti appena giunti in redazione, oggi ne ho ancora circa 400 da visionare. Ci sarebbe da scrivere un libro solo sulle presentazioni di chi si propone. Quello più “curioso” è stato un tale, piuttosto spocchioso, che nella lettera di presentazione ha esordito con: “Sono già 6 mesi che scrivo”, non ho potuto fare a meno di rispondergli: “Mi riscriva tra 6 anni”.  

Qual è la vostra linea editoriale?

Marco Saya Edizioni è una neo casa editrice costituita nel 2012 che si occupa prevalentemente di poesia contemporanea. La linea editoriale prevede un catalogo che oltre la poesia include la narrativa, saggistica varia e contributi sulla musica jazz. Le pubblicazioni sono suddivise, al momento, in quattro collane: Poesiaoggi (dedicata alla poesia), Segni (prosa), Graffiature (saggistica), Assoli (jazz).

Viviamo nell’epoca delle facili pubblicazioni, in che modo un editore può (deve) salvaguardare l’autenticità della cultura?

Vorrei riprendere un pensiero sparso di Pasolini: “Quelle che amo di più sono le persone che possibilmente non abbiano fatto neanche la quarta elementare, cioè le persone assolutamente semplici. Non lo dico per retorica, ma perché la cultura piccolo borghese, almeno nella mia nazione (ma forse anche in Francia e in Spagna), è qualcosa che porta sempre a delle corruzioni, a delle impurezze. Mentre un analfabeta, uno che abbia fatto i primi anni delle elementari, ha sempre una certa grazia che poi va perduta attraverso la cultura. Poi si ritrova a un altissimo grado di cultura, ma la cultura media è sempre corruttrice.” Riprendendo, poi, Pasolini e il suo Gennariello nelle lettere luterane penso che sia necessaria una ri-educazione alla cultura e alla sua lettura, l’editore dovrebbe essere un neo educatore, una scuola di pensiero condivisa o un movimento che vive il proprio tempo, e non un “ solitario personal trainer” che nutre i propri lettori con insipide insalatine che aiutano, forse, a vivere solo più a lungo…, ecco la cultura può divenire autentica se si inizia col proporla fuori dalle omologate regole del mercato, un mercato che impone le proprie “scelte” massificate e strumentalizzate al bene di pochi “corruttori”.  

La vostra casa editrice è dedita alla poesia. In che modo è possibile riconoscere un vero poeta e, conseguentemente, selezionarlo per la pubblicazione?

Oggi, a mio avviso, in Italia ci sono degli ottimi poeti. Dove nasce il problema? Normalmente sono sempre i soliti noti che pubblicano con i soliti editori nel solito scambio di figurine tralasciando tutto un mondo di altrettanti ottimi poeti che vengono spesso lasciati fuori dal mercato dello scambio delle figurine. Non si tratta dunque di incrementare il numero di player nel catalogo della Panini ma di dare voce a chi, a nostro avviso, merita di essere selezionato e pubblicato secondo alcuni parametri in parte soggettivi, legati a un proprio gusto, in parte legati all’individuazione di un’univocità e ricerca della scrittura poetica che anche se buona o eccellente non sia omologata come tantissima poesia del 900. Sicuramente tematiche legate all’attualità del nostro presente, l’impegno “sociale” e non la vita dei bianchi gabbiani sono un plus per essere letti e valutati anche dai collaboratori della casa editrice. 

Quali le peculiarità dei vostri autori?

Come in parte delineato in precedenza l’attinenza o presa di coscienza critica con il tempo presente, l’urbanità amara del proprio raccontarsi che è poi il racconto di tutti noi, una sperimentazione del proprio linguaggio mai avulso dalla concretezza della realtà, l’ironia, sono tra le peculiarità degli autori pubblicati dalla casa editrice. Non vorrei che queste guidelines fossero, però, viste come un editto bulgaro. Quando ho deciso di intraprendere questa attività editoriale ho pensato a una linea editoriale che, e sarà il tempo a deciderlo, avesse una propria coerenza di scelta all’origine. La casa editrice deve indicare, giusto o sbagliato che sia, un percorso preciso al lettore il quale nel tempo a venire, quando prenderà in mano un libro del catalogo saprà di “che morte deve perire”. Non si possono mischiare, come spesso accade nei cataloghi proposti dalle varie case editrici, gli amori della peppa a cui non frega a nessuno anche se in “bello stile” con i voli pindarici di gabbiani sempre più neri e sempre meno bianchi con la poesia “pacifista” tanto per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, una politica, questa, demenziale, come andare all’Esselunga con il carrello della spesa e prendere ciò che capita, quasi a caso.

Quali reputate essere – tra i vostri – i libri più interessanti già editi o di imminente pubblicazione?

Questa è una domandona da un miliardo di euro svalutati! Ritengo, ciascuno a modo suo, i libri pubblicati di grande interesse e soprattutto di spessore qualitativo. Certo ciascuno di noi, come lettore, ha il proprio gusto e predilige dunque un autore piuttosto che un altro. Un autore “troneggia” su tutti per la sua forza espressiva e per la sua parola dirompente. Mi riferisco a Franz Krauspenhaar e ai suoi Biscotti selvaggi, una lettura che ti divora sino all’ultima lettera del verso conclusivo, un inno al sorso amaro della vita, aggiungo. Ma non vorrei tralasciare Andrea Donaera con la sua raccolta Certe Cose, certe volte e la sua visione ironica disincantata da fanciullo alle prese con l’esperienza del vivere in un monologo di rappresentazione teatrale fumettistica o l’intimismo di Maurizio Landini e il suo Zinco  per passare alla poesia “immaginifica” di Antonio Bux con la sua Trilogia dello zero senza naturalmente tralasciare tutti gli altri autori che si caratterizzano per quelle peculiarità espresse nelle domande precedenti. Di imminente pubblicazione ritengo imperdibile il saggio in uscita di Giulio Maffii sullo stato di salute della poesia contemporanea dal titolo: “Le mucche non leggono Montale”, penso che tutti i poeti dovrebbero leggerlo, un’attenta analisi ben documentata e con stile divulgativo su quello che succede tra il mondo dei presunti scrittori e non.

Spazio in (ulteriore) libertà…

Vorrei concludere con il riassumere come sia molto importante, per una piccola casa editrice che si affacci, oggi, sul mercato, la proposizione del proprio catalogo. Quando si parla di poesia contemporanea mi riferisco sia a una scrittura/percorso di ricerca sia ad un linguaggio che rispecchi e si compenetri con il nostro tempo/presente. È vero che la poesia è un mercato di nicchia ma è anche vero che lettura di “nicchia” è spesso la solita lettura dei soliti lettori che si scambiano le figurine/libro tra i soliti autori. Si tratta, appunto, di ribaltare questa visione con nuovi stimoli di lettura che siano fuori dai cori e non intonati con essi. È evidente che sarà, poi, il tempo a decretare se la scelta degli autori sarà stata efficace per far cambiare un giudizio spesso aprioristico e omologato sul presente della poesia contemporanea in Italia. 

Marco Saya

 

Marco Saya è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953. Dal 63 risiede a Milano. Musicista jazz, scrittore ed editore. Diverse pubblicazioni, ultime la raccolta poetica dal titolo Situazione Temporanea edita da Puntoacapo Editrice (2009) e Murales edita dall’Arca Felice (2011). È presente poi in diverse antologie tra cui segnaliamo: L’albero degli aforismi (2004), Il segreto delle fragole (2005) e L’antologia delle stagioni (2006) editi da Lietocolle; Swing in versi (2004) edito da Lampi di Stampa e Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2007) edito da Campanotto. Ha condotto una rubrica musicale sul sito della Rizzoli Speaker’s Corner. Vincitore con la raccolta Situazione Temporanea della XXIV edizione del premio Nuove Lettere a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (2010) e della X edizione del Premio Carver (2010); premiato al Concorso Laurentum 2011 per la poesia online (primo premio della critica) e menzione speciale della giuria per la raccolta edita Murales finalista tra le prime cinque.

 

 

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