Paolo Aldrovandi. L’insonnia di Osvaldo

van gogh notte stellata sul rodano

La notte non è meno meravigliosa del giorno, non è meno divina; di notte risplendono luminose le stelle, e si hanno rivelazioni che il giorno ignora”. Tacitamente sovviene la riflessione di Nikolaj Berdjaev per introdurre “L’insonnia di Osvaldo” che, come la poesia “Dormiveglia”  (l’EstroVerso n. 1 Gennaio – Marzo 2013), sostiene, scandagliandolo, il tema dell’insonnia; un itinerario (florido) denso di percezioni, di attimi in cui ci si raffronta in dolente (provvidenziale) solitudine, cinti al buio illuminante delle ore notturne.

gc

***

 

La pessima idea sta sul palmo

e questa mano che si allunga

prende senza restituire mai

quei pochi sussurri liquefatti all’orecchio

così spogli di ogni buia costrizione

da riempire i miei vuoti di rose

sputandomi addosso neri verdetti

che alla fine sono un po’ come burro al sole

in un involucro di dispiacere plastico

messo lì da qualche parte a marcire

evitando una diffusione urlata a pezzi sparsi

e che aspetta il totale scioglimento finale

che si trasforma in un rigagnolo in discesa

pieno di speranze oleose insinuate nella mente

che tacciono piccoli sotterfugi maleodoranti

i quali provano ad entrare di tanto in tanto

nella mia verginità posteriore senza successo

visto che tento il sonno a pancia all’aria spesso

ma è solo un giorno in più e se ne vivrà l’illusione

lungo ogni strada che è il percorso 

a strettoie e curve sempre incuranti

delle gesta quasi commestibili tutte intorno

agitate come bandierine bianche da frulla-minchia

severamente seri e praticamente insensati

perché qui l’effetto memoria brilla in standby

come quell’odiosa lucina rossa sempre accesa

davanti ai tuoi occhi nella notte al neon selvaggio

con il battito del cuore che invade il buio

in una ballata che ti accompagna fino al mattino

togliendoti vizi e virtù come un esattore pallido

che nella luce tende le sue dita impietose e viscide

verso le mie labbra che si seccano al primo sole

e che si fanno riguardi assurdi

davanti alle mie domande sporche di caffè.

 

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