Rossella Maiore Tamponi, Il novantesimo grado, Oèdipus edizioni, 2020

Rossella Maiore Tamponi, Il novantesimo grado, Oèdipus edizioni, 2020

“Se l’idea di letteratura intesa come espressione di belle parole e belle immagini ha smesso ormai da tempo di essere efficace, sembra che in questi primi decenni del nuovo millennio stia entrando in crisi la stessa definizione di spazio letterario e dell’io a cui esso si riferisce; il testo poetico, a sua volta, viene sempre più messo alla prova da un incrocio di linguaggi e di modalità espressive che guardano ad altre discipline. Così avviene con questo nuovo, originale ed intenso libro di Rossella Maiore Tamponi, Il novantesimo grado, in cui la poetessa adotta l’opera del pittore olandese Piet Mondrian, e le sue famose linee orizzontali e verticali, come modello espressivo. Il lavoro poetico della Tamponi però più che essere un ekphrasis, un genere letterario che pure sta tornando di moda, sembra essere una riflessione profonda sull’essenza stessa del linguaggio. Leggendo i suoi versi viene da pensare, oltre al “neoplasticismo” di Mondrian, a Wittgenstein e alla sua concezione del linguaggio come una “gabbia” gettata sul mondo. Di fronte a questa visione del filosofo austriaco possiamo azzardare conclusioni, possiamo chiederci, ad esempio, cosa ci sia oltre la gabbia e, con lui, potremmo rispondere che questo non conta, non ha importanza; ciò che conta è la relazione che si instaura tra vista e parola, tra linea e mondo, ciò che conta è lo schema che adottiamo per approssimarci alle cose”.

(dalla Prefazione di Vincenzo Frungillo)

 

Rossella Maiore Tamponi, Il novantesimo grado, Oèdipus edizioni, 2020

 

Finestra

Come scomporre questa vista in linee
come segnare i piani, gli angoli
ridurre all’essenziale
il lavoro dell’albero

sepolto fra i palazzi nella sua unicità
accanto al rampicante.
Come accettare appena fuori dal sogno

il rito della colazione e le parole oblique
silenti che ci stanno varcando.
Essere il sogno dell’albero da quando il sole
è alto, levato.

 

*

Una chiamata dal profondo del nome che non ci siamo dati. Niente abbiamo scelto all’inizio, la madre, il padre, le cifre designate a distinguerci. Niente in prima persona.
Veniamo da un plurale e un corpo solo, per la metà del tempo galleggianti nella follia di una tensione a scindere. L’io raggiunto sulle ginocchia o sui fianchi poi travolge se stesso. Annaspa nel distacco, nei suoi confini di carne e frenesia.

 

*

Una strada

La linea di ciò che sta per accadere
il nido del passo a guado del futuro.
Al lastricato che educa lo sguardo
una gloria inesatta.

Perché anche la strada di casa
con la sua sensuale eguaglianza
passa dove non so.

 

*

Fuso orario

Dipende di quale uomo o donna
intendi occuparti.
Di quello col marchio di fabbrica o del passeggero
una mina vagante agli uffici di cambio
fra codici morali e il vecchio equatore
– il cuore della terra.

Unica moneta la finzione più grande.

A guardia di antichi testamenti
strette di mani apolidi e teste
di donna senza velo
sfuggite per caso al custode.

 

*

La curva che diventa verticale
si tende verso l’alto, la sorpresa
che accende d’improvviso la domanda
innalza una soltanto fra le cose.

Cifrario dell’istante il desiderio
dischiude la presenza
la tua ultima frase.

 

*

Il novantesimo grado

La nascita, un moto verticale in linea retta
la morte un orizzonte.
Noi siamo lo spazio dell’angolo
la vita

 

*

Questo è correre, non vedere le svolte,posseduti e dismessi dall’animale del proseguimento. Vigili si affacciano all’ingresso gli incidenti e i delitti, consumati all’esterno, sulla strada di casa.
Gli stranieri sono alla porta. Le tessere scadute dei fratelli si sporgono fra cataste di oggetti, architetture del caso cumulate negli angoli.
Si offre un posto al caldo al passante fecondato nelle terre limitrofe, in un tempo lunghissimo trascorso a riaversi dalla sorpresa di ogni nuovo arrivo.

Rossella Maiore Tamponi, Il novantesimo grado, Oèdipus edizioni, 2020

 

Rossella Maiore – Nata a Tempio Pausania (OT) vive e lavora a Genova. Per la poesia ha pubblicato Le camere attigue (“Il Foglio Clandestino Editore”, Sesto San Giovanni 2011 – Primo Premio ex equo Città di Piove di Sacco-Diego Valeri 2013) e la plaquette Il cardine e l’apertura con l’artista Annalisa Pisoni Cimelli (Edizioni d’arte “Pulcinoelefante”, 2018). Sue poesie sono presenti su diverse riviste tra cui “Arcipelago Itaca” (n. 5. 2011), “Punto – Almanacco della poesia italiana” (5-2015, Puntoacapo Editore), “Fili D’Aquilone”, “Il Foglio clandestino” (Anno XXIII, n. 84/85). Alcune traduzioni da Emily Dickinson sono apparse su “La foce e la sorgente” (n. 2 fasc. 2, 2018). 

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