Apes… debemus imitari

Apes… debemus imitari

api editoriale copertina

Abitiamo un tempo imperfetto. Viviamo dentro vespai virtuali, liberamente ingabbiati nella trappola delle fugacità dove tutto si consuma nell’attimo di un click. Tutto, finanche la cosciènza. Perdiamo la consapevolezza di noi stessi e, con essa, irrimediabilmente, del mondo esterno col quale, in briciole, smettiamo di collegarci. Accade. Accade perché non c’è tempo per rimediare, non c’è tempo per fermarsi a rapporto con la propria identità. Preferiamo rimandare. Preferiamo la sconnessione (dal reale). Suggerisce Seneca: per guadagnare una conoscenza profonda (fruttuosa) occorre fare come l’ape (l’insetto  libero che comunica danzando). Simbolo di dinamicità pensante che librandosi, dopo scrupolosa osservazione, sceglie gli elementi adatti da ogni fiore, li colloca con ordine nei favi e, più avanti, li assimila, tramutandoli in una mistura omogenea e nuova (del reale).

 

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