BREVE RICORDO DI FRANCO LOI (con P.S.)

BREVE RICORDO DI FRANCO LOI (con P.S.)

Ci siamo visti due volte a casa sua, parecchi anni fa. Avevo recuperato un foglietto con su una poesia in milanese firmata Franco Loi. Seduti a un tavolo rotondo, si mise a leggerla: ho il ricordo di lui come di un bastone da passeggio, busto affilato eretto, e dal collo al naso una curva lunga di giraffa, fissa sul foglio. Prima pensai che stesse esaminando la grafia, poi passava troppo tempo, e ho capito che stava esaminando la poesia. Torse infine la testa verso me restando rigido col resto, e soffiò: sì. Sì voleva dire anche: si stampi.

La seconda volta, riviste le bozze parlò di teatro e parlò di libri – ma il teatro che facevano in via Teodosio tra ragazzi e i libri di avventura che prendevano a canovaccio delle loro rappresentazioni di strada o di cortile. Si avviava ad essere un monologo, data l’autorevolezza e in più l’età, quando citò La teleferica Misteriosa come primo libro rappresentato. Era stato anche il mio primo libro letto per intero (Cuore e Pinocchio li sapevo già a memoria perché, malato di tbc, mia madre me li leggeva in continuazione). Gli chiesi subito come fecero con la teleferica, e mi rispose secco: con l’immaginazione! Da lì un dialogo alla pari, sempre più fitto, fino al testa a testa finale, su uno dei ragazzi protagonisti, Dani il filosofo, che lui diceva inesistente e io non potevo non ricordare data l’assonanza del nome suo col mio. Appena a casa, gli telefonai col libro in mano, a leggergli un brano risolutivo. Dall’altra parte, un soffio di riso. 

 

P.S. Non c’è due senza tre. Ma la terza volta non l’avevo considerata, direi anzi dimenticata, forse perché fu pubblica e senza vis-à-vis, se non un sorrisino d’avvio che malinterpretai come un prosieguo della telefonata. Era accompagnato da Aimara Garlaschelli, che avrei saputo poi poeta, e guadagnò il microfono tra una ressa di volti radiosi. Fu l’inizio di una serata indimenticabile, che proseguì col silenzio assoluto. Nessuno lo riprese, resta solo la voce. Giulia Ciniselli, che montò i frammenti sparsi raccolti da più fonti, ieri mi ha detto, appena letto questo breve ricordo: “Ci dev’essere ancora quel montato…”. Più ordinata di me, l’ha trovato e messo su youtube.

 

in copertina Franco Loi, ph di Dino Ignan

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