Cronache di uno stucchevole pomeriggio di inizio estate

Cronache di uno stucchevole pomeriggio di inizio estate

Edward Hopper, Morning sun BELFIORE
Edward Hopper, Morning sun



È come se tutto, all’improvviso, diventasse una meccanica routine.
Ti svegli, rifai il letto, bevi una tazza di tè immergendovi quattro biscotti. Ti lavi, ti vesti e aspetti. Aspetti che tutto finisca. Perché solo alla fine tutto acquista un senso, ogni cosa d’improvviso s’illumina, una scarica elettrica ti scorre sottopelle e ti fa sentire vivo. Per l’ultimo, breve ed esaltante momento. Un attimo di adrenalina mista a stupore; l’esplosione di una gioia in cui più non speravi. La fine. L’inizio di tutto. Un incipit in cui l’esistere cede il posto all’essere. Libero, sciolto, incondizionato, vivo. Per una volta. Delirio incontrollabile, apoteosi d’assoluto in cui ogni umano e corruttibile retaggio viene superato e annullato. Elettrizzante viaggio a senso unico in cui la curiosa attesa del futuro non ammette nostalgia del passato, concentrazione in un presente ormai non più percepibile. La fine. Il principio di ogni cosa. Un inebriante salto nel baratro del buio, un annullamento di sé capace di condurre all’unica, sola, vera rinascita. L’abbandono completo alla forza vorticosa del pensiero, la consapevolezza di avere, solo adesso, afferrato la felicità nelle sue mistiche sfaccettature porporine. Così, per caso, un istante. E più nulla.

 

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