È nata “CapoVersi”. Beatrice Masini: “Con la cura verso nuovi potenziali lettori”.

È nata “CapoVersi”. Beatrice Masini: “Con la cura verso nuovi potenziali lettori”.

CapoVersi, è la nuova collana di poesia Bompiani, curata da Beatrice Masini, direttore di divisione Bompiani, insieme con due giovani collaboratori della casa editrice, Paolo Maria Bonora e Gerardo Masuccio. Per presentare il progetto la casa editrice ha scelto i versi (significativi) di Wisława Szymborska che riportiamo 

“Cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.”

(anche) per introdurre l’intervista alla curatrice Beatrice Masini.

Perché CapoVersi?

Perché è una parola semplice che dice poesia e dice forma. Forma e contenuto sono spesso se non sempre la stessa cosa, tanto più è vero per la poesia. Anche la grafica di Francesco Messina per Polystudio allude alla struttura che sta dietro e sotto il verso.

Cosa o chi pubblicherete? Posto, come avete annunciato, che diffonderete una selezione della miglior poesia contemporanea, in costante equilibrio tra gli autori di culto del Novecento e le più acclamate voci del nuovo millennio, ci saranno curiosità e spazio per i versi nuovi e meno acclamati forse perché sconosciuti o, se preferite, tenuti ai margini?

Partiamo con tre grandi scomparsi, da conoscere o riconoscere: Chodasevič, Ashbery, Parra. Poeti laureati, dunque, rappresentativi di modi di fare poesia e di mondi molto diversi. Ci saranno anche autori viventi, con i quali lavoreremo quando possibile al concetto di autoantologia, chiedendo a loro di fare una selezione della loro opera.

Quale sarà, se ci sarà, la vostra ‘politica’ scriminante rispetto ai nomi meno noti?

Partiamo dall’idea che possono esserci nomi notissimi agli specialisti e meno noti ai più. Dunque non facciamo una distinzione tra celebrità e sconosciuti, ma ci facciamo guidare dalla qualità dell’opera. Il nostro disegno è cercare nuovi potenziali lettori. Come attirarli? Con la cura: i traduttori sono quasi sempre anche le persone più competenti a raccontare l’opera degli autori prescelti incorniciandola nel loro tempo e nel clima culturale in cui hanno lavorato o lavorano. I libri sono fatti con attenzione, il progetto grafico è sobrio ed elegante, la carta è bella. Tutto degno del contenuto, insomma.

Un importante editore per una scelta importante (e coraggiosissima) qual è quella di pubblicare (stabilmente) poesia: quali motivazioni (valutazioni) hanno permesso si concretizzasse? Quali le aspettative? Quali i propositi attuali e futuri?

Il motivo è il mero desiderio di colmare una lacuna: Bompiani ha sempre fatto anche poesia, però in modo sporadico, o pubblicando i versi di autori noti per le loro opere in prosa, da Moravia a Erica Jong. Poi ci siamo avventurati nel territorio italiano, con Franco Arminio, per esempio. Qui invece andiamo in cerca di poeti stranieri. Impossibile non confrontarsi con la bianca Einaudi, lo Specchio e le pubblicazioni spesso preziose dei piccoli editori: un ecosistema ben presidiato in cui bisogna trovare spazio evitando sovrapposizioni.

In che modo pensate di fare la differenza rispetto a coloro che, più o meno grandi, pubblicano poesia?

Ci auguriamo che le nostre scelte siano fedeli all’idea di Bompiani come marchio che sa sposare la qualità all’accessibilità.

In che modo tenterete di allargare il cerchio dei ‘lettori ideali’ di poesia?

Bompiani, come si diceva, è da sempre sinonimo di qualità e accessibilità: proprio facendo leva su quest’identità consolidata vorremmo che i lettori, fidandosi per così dire del marchio, possano scoprire autori o addirittura generi a loro sconosciuti.

Qualche anticipazione sulle prossime uscite?

Tra i prossimi l’uruguaiana Ida Vitale, il sudcoreano Ko Un, la cilena premio Nobel Gabriela Mistral, il bulgaro Ljubomir Levčev, il tedesco Jan Wagner.

 

 

 

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