Giuseppe Manitta (Il Convivio Editore)

Giuseppe Manitta (Il Convivio Editore)

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l’editore racconta

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L’aneddoto più curioso legato alla nascita della vostra casa editrice, che poi forse non è tale, è il nome. Si voleva dare un’immagine attraverso il marchio. “Il Convivio” si riferisce all’opera del nostro padre Dante Alighieri, avvicinandosi alla sua idealità di banchetto letterario, ovvero ad una molteplice visione della letteratura che nella sua complessità è forse l’espressione più idonea della nostra contemporaneità. In secondo luogo il logo: una scacchiera. Fin qui è facile arrivarci, ma quella scacchiera lì è una incisione voluta dal nostro conterraneo siciliano Pietro Carrera inserita nel frontespizio del suo manuale di scacchi. Il senso che voleva dare l’intellettuale secentesco era quello della scacchiera vuota da riempire. Anche in questo caso la nostra idealità: una scacchiera vuota che si riempie con le opere che pubblichiamo. Dunque, la forza propulsiva delle nostre edizioni sta proprio in queste due idealità.

Qual è la vostra linea editoriale?

Partendo da quanto ho accennato, abbiamo varie collane, ognuna con una ben specifica impronta. Il Convivio si rivolge esclusivamente a opere di taglio umanistico e pubblica poesia, teatro, saggistica e narrativa. Per ogni settore esiste una collana che continuamente viene aggiornata con le novità.

Viviamo nell’epoca delle facili pubblicazioni, in che modo un editore può salvaguardare l’autenticità della cultura?

La cultura si salvaguarda in modo semplice: nella schiettezza di dire Sì o di dire No. Il che non è facile, perché serve un direttore editoriale che abbia uno spessore culturale in grado di valutare, che faccia scelte coraggiose, che per lo meno cerchi di capire che non sempre serve pubblicare un libro che si vende (necessario per la sopravvivenza) ma che accanto a quello devono esserci dei libri che fanno letteratura. Io, che prima di essere editore mi occupo di critica letteraria, ho avuto sempre il pallino della letteratura, perché questa è dibattito, riflessione, ricerca. Non importa che sia poesia o teatro o un romanzo o il saggio, l’opera letteraria dà sempre qualcosa in più rispetto al punto da cui siamo partiti. Trovare quel “qualcosa in più” è la missione dell’editore. Pensi che noi siamo tra i pochi in Italia ad avere una collana specifica di opere e libretti teatrali, ad esempio.

La vostra casa editrice dà ancora spazio (fiducia) alla poesia. In che modo è possibile riconoscere un vero poeta e, conseguentemente, selezionarlo per la pubblicazione?

Il poeta si riconosce leggendolo, perché lettura è la grande forza dell’editore. Mi chiede come riconoscere un “vero” poeta: il vero poeta non scrive semplicemente le cose, ma parla con il lettore, ha l’urgenza di comunicare. Quindi non è manierista, non scopiazza, ha una sua caratura come il diamante. Poi c’è diamante più puro e quello meno puro, più grande o più piccolo. Ma c’è sempre quella brillantezza. La selezione principale avviene attraverso i concorsi che istituiamo. Ovvero se su 1000 partecipanti (questi sono i numeri del premio Il Convivio) una giuria qualificata ne seleziona il 5% per la pubblicazione significa che ogni opera è stata letta da almeno quattro diversi studiosi o scrittori e che può essere pubblicata perché si è individuato un “bagliore” particolare rispetto a un numero considerevole di partecipanti. Si immagini che per la poesia la nostra selezione più consistente proviene dal Premio Pietro Carrera. In questo caso ogni anno sono circa 200 le sillogi che arrivano, ma la proposta viene fatta solamente a un numero molto limitato di autori. Lì si comprende il valore letterario della scelta. Credo che la “crisi” della poesia italiana paventata da molti sia dovuta alle ragioni commerciali che oramai sono scisse dal valore letterario. Nel senso, la ragione commerciale (si chiami vendita) deve essere una conseguenza della scelta letteraria. Oggi avviene il contrario: si sceglie solo perché la vendita del titolo-autore è garantita. Le confesso, rivolgersi esclusivamente all’uno o all’altro metodo sarebbe errato, ma serve una giusta mediazione.

 Quali reputate essere (tra i vostri) i libri più interessanti già editi?

Se ci riferiamo all’ultimo anno, per la poesia l’opera di Corrado Calabrò, uno dei più grandi poeti contemporanei a cui è stato dedicato anche un Oscar Mondadori, ma anche i vincitori del premio Carrera 2016 Giancarlo Stoccoro e Maria Giusti; per la saggistica sono tanti i titoli specialistici: da Boccaccio a Leopardi, all’Etna, agli studi sulla storia siciliana, a quelli sulla letteratura contemporanea. Così sono altrettanto importanti le opere di narrativa (vedi il romanzo di Fabio Sicari) e di teatro (l’opera di Ninni Matera e Stefania De Ruvo).

Qualche anteprima riguardante le più imminenti pubblicazioni?

All’inizio dell’anno (gennaio) è prevista la pubblicazione di un saggio sull’opera del più grande poeta romeno, Mihai Eminescu. Ma ci saranno consistenti novità in ogni collana. Non vi svelo nient’altro. 

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