Savina Dolores Massa

L’antro della Pizia di Savina Dolores Massa

La Pizia oggi non ha voglia di parlare di Arti, di disperati poeti, di amabili scrittori, di registi geniali, e di pittori tanto meno. La Pizia ha freddo in quest’antro di gennaio ragnateloso, grigio come un topo denutrito. Sta sul trespolo, immobile, lo sguardo spalmato sulla parete di fronte. Non ha pensieri saettanti nel cuore delle pupille. Può accadere, questo, quando leggendo e frugando con accanimento nel mondo delle Arti il cervello si riduce a schegge appuntite rivolte verso la propria carne. E ci si dissangua in un momento sopra le ceneri di un Majakovskij, di una Woolf, di una Plath, di un Bacon. Anime bruciate, impazzite, straziate. Meglio sarebbe stato scegliere di non incontrare nessuno di loro? Rinunciare alla ricchezza di opere commoventi, se golosamente afferrando non si è stati in grado di ignorare il doloroso percorso che ha condotto tali artisti alla svenata espressione di sé?

Dubbi d’inverno, quando il male oscuro avvolge, ed è un lugubre velo.

Brutti discorsi, oggi, in quest’antro. Sono desolata, ma dalla Pizia avrete sempre e solo ciò che lei è, e adesso la Pizia non indossa piume di pappagallo caraibico, né le scorre la risata in gola, e come mai come mai? Perché finora dentro la sua testa aveva eretto scale di pietra, gradini sui quali collocare libri, quadri, fotografie, città intere con i propri abitanti.

La Conoscenza non sempre è un dono quando per ottenerla si disprezza il tempo da dedicare a un passo leggero in un viale che merita, anch’esso, di essere conosciuto. Si disprezzano, – con un’alzata di spalle perché “non si ha il tempo” – il mutare delle stagioni, il sapore di un cibo, la domanda di un figlio, l’occhio dolce di un cane che timidamente, per non disturbare, ti domanda, Guardami.

Distratti da troppi stimoli, pur bellissimi, si precipita nel disoriente, ci si scorda di ascoltare l’ignoranza, che dietro alle spalle, sempre, sa nascondere esistenze di uguale valore a quelle scritte nei libri della Storia.

La Conoscenza ha l’obbligo della misura se non si vuole incorrere nel danno dell’onanismo fine a se stesso o di vedersi trasformati in tanti miserabili cloni, pappagalletti con nulla di autentico di se stessi da dire. La Conoscenza ha un senso se si è capaci di trovare l’equilibrio tra ciò che si scopre e ciò che contemporaneamente si è capaci di vivere in prima persona. Il topo da biblioteca, per quanto si impegni, resterà sempre e soltanto un ratto nel momento in cui non saprebbe neanche descrivere il colore del cielo che si è lasciato alle spalle, prima di entrare nell’edificio.

Alla Pizia che sono: disordinata, pasticciona, sognatrice con sette gatti e due cani è stato prescritto, Riposa, dormi, passeggia, contempla. Il mio oracolo per voi è, Fate altrettanto: la fretta, la vanità e l’avidità fanno inciampare anche il più astuto tra i corridori.

Ecco, questo è tutto, confusamente espresso come il mio cervello adesso esige. Se non mi avrete compreso, sarete giustificati. Buon anno.

SDM

 

 

 

 

 

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