Nicoletta Bortolotti, “la mia passione per la narrazione è nata dalla passione per la lettura”.

“Ti diranno che il cielo dei gatti, dei cani, dei criceti e dei pesci rossi si trova dove finiscono le nuvole. Questo cielo è un luogo strano, dove chi non c’è più, c’è ancora. E dove sia, non si sa. Forse cominciano là i sogni pelosi degli animali”. Un passo da “Il cielo degli animali” di Nicoletta Bortolotti, magnificamente illustrato da Cristiana Cerretti, edito da Gribaudo. L’incanto e il risveglio di un canto bambino, umano o pelosetto che sia, costellano una lettura densa di poesia e saggezza e per la quale abbiamo scelto di intervistare l’autrice.

Come nasce “Il cielo degli animali”?

È nato molto tempo fa quando i miei figli avevano pochi anni ed è mancata la nostra gattina nera Milù. Da genitore, da mamma, mi sono trovata in difficoltà a consolarli per il distacco senza che le parole fossero banali e inautentiche. All’epoca nessun editore lo voleva pubblicare perché il tema della morte, della mancanza, della nostalgia non “vendeva”. Ma io ho insistito e non mi sono mai arresa, anche perché prima o poi ogni genitore deve affrontare alcune domande con il proprio bambino. E si sa, i bambini fanno molte domande. Alcune scomode e difficili. E qui le domande sono: dove vanno gli animali quando se ne vanno? E i loro sogni hanno il pelo o non ce l’hanno? La risposta è delicata, calda e amorevole come l’abbraccio di cui hanno bisogno i piccoli quando piangono. E che poi li fa sorridere. Le illustrazioni di Cristiana Cerretti hanno reso perfettamente l’atmosfera lieve delle parole, hanno colorato vivido e leggero il cielo degli animali. Perché se esiste un luogo dove chi non c’è più c’è ancora per gli umani, esiste anche per i gatti, i cani, i criceti e i pesci rossi… Ho scoperto in seguito che diversi adulti stavano cercando il libro. Evidentemente il tema della morte di un animale domestico è sentito da molte persone, ma se ne parla sempre un po’ in sordina, quasi il dolore fosse un dolore troppo piccolo, di cui vergognarsi. Il testo non vuole indugiare in facili risposte, ma accompagnare con semplicità, dolcezza e affetto dentro un mistero. Molti genitori e insegnanti si sono trovati a dover affrontare con i bambini il tema del lutto, da uno piccolo a uno grande, e questo libro può essere un aiuto delicato. Ecco che cosa ha scritto a proposito del volume l’esperto ex presidente dell’Associazione Biblioteche Italiane Francesco Langella: “Riesce ad essere delicato, poetico e a porre domande profonde. Un racconto filosofico dove ogni bambino può trovare le sue risposte o porre nuove domande. Un racconto aperto non didascalico”.

Quali sono i luoghi della tua scrittura? 

Tendenzialmente potrei scrivere ovunque. Non sono viziata né capricciosa in questo senso, perché fin da studentessa ho sempre lavorato e ho sempre tentato di conciliare la scrittura con gli impegni lavorativi e famigliari. Quindi ho scritto sui treni delle Nord, la mia “casa viaggiante”, il mattino presto mentre andavo in redazione, ho scritto in cucina prima che i figli si svegliassero, ora scrivo in sala. Ho una finestra che dà sul giardino.

Come è nata la tua passione per la narrazione e per la narrazione rivolta ai più piccoli? 

In realtà sono prima scrittrice per adulti. Non mi piace essere ingabbiata in un tipo o in un genere di scrittura. Quando “sento” che una storia per adulti mi viene a cercare scrivo per adulti, quando “sento” una storia per ragazzi scrivo per ragazzi. E spesso i libri per ragazzi sono molto più per adulti di certa cattiva letteratura. La mia passione per la narrazione è nata dalla passione per la lettura. Dai tredici, quattordici anni in poi ho letto molti classici europei e americani e buona parte del Novecento italiano. Adoro i russi. Vengo dalla generazione di chi senza cellulare non faceva che leggere. E vengo dalla poesia. Ho letto e leggo tutt’ora molta poesia e pensavo di non riuscire ad approdare alla forma del romanzo, perché ho sempre scritto poesie. Ne ho ritrovate più quattrocento in un armadio. Tutte scritte a mano con la stilografica…

Qual è stato ad oggi il dono più prezioso ricevuto in dono dalla scrittura? 

Avere uno scopo che mi riempie d’entusiasmo quando mi alzo la mattina, percepire che la mia vita ha un senso e una direzione. Anche se a volte non so qual è ed è bello non saperlo. E poi alcuni apprezzamenti dei lettori, soprattutto di quelli più giovani. Una madre mi aveva detto che suo figlio era un non lettore, e che dopo avere letto un mio libro, si era appassionato alla lettura.

Per Cesare Pavese “nell’inquietudine e nello sforzo di scrivere, ciò che sostiene è la certezza che nella pagina resta qualcosa di non detto”, per Nicoletta Bortolotti?

In effetti le parole che colano sulla pagina sono la punta dell’iceberg di un pensiero che non si estrinseca mai del tutto. Da qualche parte ho scritto che siamo composti per l’80 per cento di acqua e per il 20 per cento di silenzio. La cosa più difficile è riuscire a rendere il silenzio dei personaggi nel dialogo. Un buon dialogo deve far “udire” al lettore il silenzio che si crea dopo un punto fermo. Il non detto di cui scrive Pavese. Un personaggio comincia in qualche modo a parlare quando ha smesso di parlare. In questo Kent Haruf è un maestro.

I libri devono più istruire o più interrogare?  E, nella seconda eventualità, considerato che è rivolto ai bambini (eccellenti domandatori) quale vorresti fosse l’interrogativo cardine sollevato dal tuo delizioso libro?  

Penso che i libri debbano più interrogare, sollevare domande, senza fornire facili risposte. Le risposte può cercarle il lettore dentro di sé e ogni risposta personale va bene, perché un libro ci legge. Ma anche la funzione istruttiva, oggi un po’ ostracizzata nella sua accezione pedagogica e ideologica, può avere un senso laddove si limita a “far conoscere”, “istruire”, più che educare o addomesticare. Nelle mie storie mi piace anche condividere con i lettori brani di realtà sconosciute e interessanti. La domanda prevalente suscitata dal Il Cielo degli animali potrebbe essere quella scritta nel libro: Certe volte però mi chiedo perché noi gatti, cani, criceti, pesci rossi e voi umani dobbiamo andare così lontano. Te lo sei chiesto anche tu? Forse andare rende più bello restare? Forse andare rende più bello domandare: dove si va?

Spazio in libertà con uno spazio al nuovo libro.  

Le mie ultime pubblicazioni per ragazzi a cui tengo molto sono Quelle in cielo non erano stelle (Mondadori) che racconta Chernobyl ai giovani e in particolare l’accoglienza italiana ai bambini bielorussi e ucraini e L’Accademia dei cacciatori di fantasmi, un divertente manuale gioco a metà fra Il manuale delle Giovani Marmotte e DMAX, con tante curiosità storiche, scientifiche, geografiche e letterarie sul mondo dei fantasmi e del paranormale. E tante attività pratiche. E poi i miei romanzi per adulti, Chiamami sottovoce (Harper Collins), la prima narrazione in Italia sui 30.000 bambini nascosti in Svizzera (io sono di origine svizzera e ho potuto conoscere bene questa vicenda drammatica e per anni avvolta dal silenzio), figli di genitori emigranti italiani; Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò (Giunti), storia del giovanissimo artista milanese di origine egiziana, Ahmed Malis, cresciuto nei palazzi popolari; E qualcosa rimane (Besa Muci), storia di due sorelle dalla Milano degli anni Settanta, attraverso la crisi economica fino ad oggi. Questo è un romanzo famigliare a cui sono intimamente legata.

Nicoletta Bortolotti nasce in Svizzera, ma vive in Italia. Laureata in Pedagogia, da quasi vent’anni redattrice Mondadori, autrice per ragazzi e per adulti, pubblica per le maggiori case editrici e collabora con il supplemento culturale de “La Provincia di Como” e con le riviste letterarie “Letteratitudine” e “Clandestino”. Ha pubblicato i romanzi per adulti per Sperling & Kupfer Il filo di Cloe ed E qualcosa rimane, ora ripubblicato con Besa Editrice (premio Carver e premio Leonforte); per Mondadori Sulle onde della libertà (finalista al premio Bancarellino); per Einaudi ragazzi In piedi nella neve (Primo premio Gigante delle Langhe e Primo premio Letteratura Ragazzi Cassa di Cento), Oskar Schindler Il Giusto e La bugia che salvò il mondo. Per Harper & Collins il romanzo per adulti, fra i primi in Italia a narrare dei 30.000 bambini nascosti in Svizzera, figli di emigranti, Chiamami sottovoce (premio Corrado Alvaro-Bigiaretti e premio Giuditta, insieme a Bianca Pitzorno). Grazie a Chiamami sottovoce è stato realizzato un documentario per Rai3 sui bambini nascosti. Per Giunti ha pubblicato Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò, storia vera di Ahmed Malis. Per Mondadori Contemporanea il romanzo per ragazzi Quelle in cielo non erano stelle. Per Gribaudo l’illustrato Il cielo degli animali e L’Accademia dei cacciatori di fantasmi

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on pinterest
Share on tumblr
Share on telegram
Share on whatsapp
Share on email

Potrebbero interessarti