Zosi Zografidou, “la poesia è la vita, e la vita è la stessa poesia”.

Zosi Zografidou, “la poesia è la vita, e la vita è la stessa poesia”.

Zosi Zografidou, ph di Kostas Arambatzis

Con i suoi versi, Zosi Zografidou, ordinario di Storia e Traduzione della Letteratura Italiana e Direttore del Dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana presso l’Università ‘Aristotele’ di Salonicco, ha destato la nostra curiosità. Studiosa dei rapporti letterari italo-ellenici, la sua attività di ricerca appare su diverse linee di ricerca che comprendono: Storia della letteratura italiana, Storia delle traduzioni della letteratura italiana, Traduzione letteraria, Letteratura di viaggio. Ha pubblicato vari saggi sulla fortuna greca di tanti scrittori italiani tra cui Dante, Petrarca, Boccaccio, Quasimodo, Leopardi, Negri, Serao, Madieri, Tabucchi, Verga. Ha tradotto testi di letteratura e critica letteraria, tra le sue traduzioni in greco: Il Principe di Niccolò Machiavelli (1999; 2006); La Conchiglia e altri racconti di Marisa Madieri (2013). Ricordiamo che alla passione per l’arte dell’iconografia affianca la propensione poetica, così come comprovato da “Viaggio in un’Italia senza tempo” (Murcia, 2011; Roma, 2014 – Premio ‘Ninfa Galatea’, Acicastello 2011) e “Porte e finestre d’Italia” (Roma, 2015), cataloghi delle omonime mostre fotografiche, curati insieme a P. L. Ladrόn de Guevara.
Sue poesie sono pubblicate in Europa (Grecia, Italia, Spagna) in antologie, riviste letterarie cartacee e digitali. In Italia è pubblicata la sua silloge Parole Notturne (Circolo Culturale Menocchio, 2016-Premio ‘Gorgone d’oro’, Gela 2017). In Spagna l’edizione di poesie bilingue, in greco e spagnolo, 17+1 Poemas (trad. in spagnolo J. A. Moreno Jurado, Siviglia, 2019). In Grecia la silloge Γι’ αυτό το λίγο (Per quel poco, Saloniccο, 2019. Introduciamo la nostra intervista ricordando anche alcune tra le sue mostre fotografiche: “Colori di vita e di natura” (Salonicco, 2011), “Immagini della terra di Puglia” (Taranto, 2012), “Dyptichum” (Atene, Como, Ragusa, 2015-2016), “Más allá de la mirada” (Murcia, 2016) e “AKRAGAS” (Salonicco, 2017).

Qual è il ricordo legato alla sua prima poesia?
La mia prima poesia è stata pubblicata sul giornale della scuola elementare, Una gita al mare. Una poesia, in rima, uscita dal cuore infantile, mi ricorda una bellissima giornata trascorsa in famiglia al mare, che include immagini di una giornata d’estate calda, al mare della Calcidica, una penisola poco distante da Salonicco, la mia città natia, dove eravamo soliti a trascorrere le vacanze estive. Avevo imparato a memoria questa poesia, perchè la maestra mi aveva chiesto a recitarla durante una festa scolastica. Tengo ancora quel giornale a portata di mano, che mi ricorda la passione dei maestri della scuola per indicarci la strada verso la lettura poetica e la scrittura creativa. Amo la natura, da sempre ho vissuto con immagini poetiche naturali, nella mia mente c’è sempre l’aria dei boschi e della montagna del paese dei nonni, la pianura verde del paesaggio ma anche l’azzurro dell’acqua del mare della mia città, di Salonicco. Non posso immaginare la mia vita lontano dall’aria fresca della montagna ma neanche lontano dalla brezza del mare. Mi affascinava sempre la vita lontano dal rumore di una città affollata e tutti questi elementi si riflettοno sempre nelle mie poesie. La pace, la libertà dello spirito, l’introspezione, si possono sentire solo vicino alla natura, dove il cuore può liberarsi e allontanarsi dalle preoccupazioni della vita di ogni giorno della città, che ci conduce in un modo di vivere sempre in ansia e stress per portare avanti gli obblighi e gli impegni di lavoro, dimenticando l’importanza e la vera ragione di vivere. Nel corso della vita mi sono cimentata nella stesura di poesie per esprimere i miei sentimenti, da tenere in un quaderno e alcune di queste sono pubblicate, per diversi motivi, solo tanti anni dopo.
Una delle prime poesie che ho amato nella mia vita, e avevo imparato a memoria, a scuola, era una lunga poesia epica del poeta greco Achille Paraschos intitolata: “Στη θάλασσα της Σαλαμίνας / Al mare di Salamina”. Quando ero ragazzina, sentivo dai miei familiari raccontare la storia greca, che poi studiavo da sola, e mi affascinava molto questa continua lotta dell’uomo in cerca della propria libertà e liberazione. Il poeta greco in questa bellissima poesia descrive la famosa battaglia navale di Salamina nel lontano 480 avanti Cristo, forse la più significativa battaglia della guerra persiana, quando i greci sono riusciti ad allontanare i persiani dal mondo greco chiudendo loro la strada verso l’Europa, cosa che, secondo gli storici, con la loro invasione avrebbero potuto cancellare la Grecia dalla mappa geografica e probabilmente dalla storia. Una delle prime poesie, poi, intrise al mio cuore, che appartiene alla letteratura italiana, è la breve poesia di Quasimodo “Ed è subito sera” che con la sua semplicità simbolica include un significato molto profondo. Tutta la bellezza della vita e la brevità della vita umana. Luce e buio. Vita e morte. Solitudine e dolore. Una poesia senza tempo e spazio che tutti dobbiamo prendere in considerazione per riflettere sul vero senso e importanza della vita.

Quali i poeti (e, più in generale, gli autori) significativi per la sua formazione?
Ho amato scrittori, narratori e poeti, non solo del binomio greco italiano ma anche della letteratura mondiale. La poesia fa parte della mia vita, della mia formazione. Ho cominciato a studiare la poesia a scuola. Nella ricca biblioteca di casa e dell’Università ‘Aristotele’ di Salonicco di dove mi sono laureata e ho trovato la mia seconda casa, tra i poeti classici e i contemporanei, ci sono anche antologie di poeti minori che delle volte con i loro semplici e limpidi versi esprimono e rivelano sentimenti profondi intrisi nel cuore. Sono significativi per me i classici greci e contemporanei, studiati a scuola, e poi durante gli studi universitari sempre gli autori greci ma soprattutto i grandi esponenti della poesia mondiale. Ci sono tanti poeti e poetesse, sia classici sia minori, che ci hanno regalato bellissime opere d’arte, che hanno segnato il panorama della poesia del mondo intero. Mi piace leggere poesia, di ogni epoca e generazione per riflettere sullo stile di scrittura e espressione delle diverse generazioni, di diversa epoca e provenienza. I poeti che hanno influenzato la mia opera? Non saprei rispondere. Dalla letteratura italiana, ho studiato e ho amato i poeti del trecento, i tre grandi autori, le corone della letteratura italiana, Dante, Petrarca, Boccaccio, e poi tanti altri, tra cui Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Alda Merini, Ada Negri. Ho letto, ho riletto, ho studiato, ho riflettuto e ogni volta che leggo una poesia nascono nuovi pensieri e approfondimenti, rivisti da diversi punti di vista. Amo Odysseas Elytis, Kostas Seferis, Wislawa Szymborska, Pablo Neruda, Pedro Salinas e tanti altri. La poesia appartiene alla vita, nasce dalla vita, e non dobbiamo dimenticare che la vita è poesia. Ogni riflessione che si realizza studiando un poema viene condizionata dai sentimenti del momento della lettura.

Qual è – nell’arco della giornata – il momento ideale per dedicarsi alla poesia (o, più genericamente, alla scrittura)?
Mi dedico alla scrittura per riposarmi dagli impegni della giornata. Non esiste momento ideale. Scrivo per esprimermi, per sentirmi libera. Anni fa, le uniche ore, i momenti di calma erano per me le ore notturne, quando sono nate anche le poesie che appartengono alla silloge: Parole Notturne. “Parole nate nella notte profonda quando la terra si riposa e la luce si spegne. Parole per esprimere i sentimenti e rivelare i segreti della notte’’, scrivo nelle prime pagine della silloge. Di solito, di notte, quando non ci sono rumori, cade il silenzio in casa, tutti dormono, il nostro gatto che si chiama Gatto comincia a fare le sue esplorazioni notturne nelle camere silenziose. “I poeti lavorano di notte’’, scriveva anche Alda Merini. Delle volte mi siedo davanti alla finestra in compagnia di Gatto e ispirandomi dal buio che domina nel giardino, guardando le ombre degli alberi che sembrano fantasmi che mi raccontano storie, mi esprimo su carta. Ma scrivo anche in diversi momenti durante la giornata. Ci sono momenti di ispirazione, quando mi trovo a casa da sola, studiando in silenzio, in giardino, o in macchina o al supermercato o passeggiando. Mi avvicinano diversi pensieri all’improvviso, come un’ispirazione, e mi fermo a scrivere o a registrare al telefonino, per elaborare più tardi i miei pensieri, modificare, riflettere e migliorare. Ci sono matite e taccuini in tutte le camere della casa, in macchina, e quando mi viene un’idea mi metto a scriverla subito. Non si deve perdere la parola nata all’improvviso. Secondo me, come ho detto prima, non ci sono momenti ideali. Puoi guardare un fiore, o andare a fare una passeggiata sul lungofiume, o sentire il rumore delle macchine e invece di essere infastidito vieni stimolato da tutto ciò che ti circonda, un effetto positivo o negativo, ed è il momento ideale a creare una bellissima poesia, esprimendo i sentimenti di quel momento speciale.

Qual è la sua ‘attuale’ spiegazione/definizione di poesia?
Per me la poesia è la vita, e la vita è la stessa poesia. Per tutto quello che ci da, che ci rivela ogni giorno e ci prende. Con tutta la sua positività, illusione, e allo stesso tempo con il suo pessimismo e dolore. Poesia è un’arte, è l’amore, la espressione su carta dei propri sentimenti più profondi e sinceri, delle proprie emozioni e delle immagini che possiamo descrivere, imprimere con parole. Leonardo Da Vinci aveva detto che: “La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca”. Per me la poesia è anche serenità dell’anima. Riflettere. Ricordare. Rivivere. Godersi la luce che ci circonda.

In che misura una poesia ‘somiglia’ al poeta che l’ha scritta?
Il poeta esprime e rivela con le sue parole, quello che sente il momento che scrive i versi che compongono la poesia. La poesia è come un momento speciale, come uno scatto, una fotografia. La poesia raccoglie il momento, l’istante. È un’immagine, una visione descritta dal poeta che rivela il profondo della sua anima.

La forma quanto incide sull’essenzialità della parola poetica?
Ogni poeta scrive usando la lingua della sua epoca, vive nel suo tempo, è testimone del suo tempo. Non c’è bisogno di fingere, di usare sintassi incomprensibili, linguaggio incomprensibile, ma essere originale, senza esagerazioni.

Quando una poesia può dirsi compiuta?
Io scrivo di getto, con poche correzioni all’inizio. Poi rileggo. Ogni volta, poi, quando si rilegge una composizione poetica, può essere cambiato qualcosa, una parola, un verso, un suono, secondo i sentimenti e lo stato d’animo. Può cambiare struttura e anche la forma. Mi capita di spostare versi da una strofa a un’altra e questo atto potrebbe cambiare anche il valore e il peso delle parole. La sua dinamica e forza. Mi piace leggere le composizioni per sentire il suono delle parole. La magia dei versi. Può dirsi compiuta quando viene pubblicata.

La poesia può (e se può in che modo) restituire ‘purezza’ alla parola?
La poesia è parola, la parola ha da se stessa una purezza espressiva, una limpidezza, una genuinità. Il poeta è un creatore di un’opera d’arte con l’uso delle parole e ha la responsabilità di fare bell’uso delle parole, di riconoscere il valore delle parole con dignità esprimendo i propri pensieri e sentimenti.

Oggigiorno, qual è (ammesso ne abbia uno) l’incarico della poesia?
La poesia ha come obbiettivo di migliorare il mondo. Di creare speranze, di fronte alla crisi dei valori, alla crisi culturale e dare all’uomo la forza di credere a se stesso e al miglioramento della sua vita. La poesia non deve mai rivelare tutto, ma deve nascondere la sua intenzione più segreta e lasciare al lettore scoprire il suo vero significato o i significati segreti. Ungaretti ha detto: “Oggi il poeta è tornato a sapere, ad avere gli occhi per vedere, e deliberatamente vede e vuole vedere l’invisibile nel visibile…”. E ancora: “non possediamo altre parole se non quelle che ci fornisce la cultura; ma una cultura depauperata da ogni sostanza storica, divenuta prodigiosa e spaventosa come, per occhi primitivi, il sole, le stelle e la luna, e la nascita e la morte”. La lingua densa della poesia raccoglie messaggi, una parola sola può dire tutto. Può avere anche la funzione di trovare noi stessi, di conoscere noi stessi.

Riporterebbe una poesia o uno stralcio di testo nel quale all’occorrenza trova rifugio/conforto?
Riporterei una poesia di Pedro Salinas dal libro La voce a te dovuta, in traduzione di Emma Scoles (Torino: Einaudi, 1979) che mi piace e mi commuove moltissimo:

“Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere là dove taci,
o nelle parole con cui taci? […]
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei cosí anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla […]

 

Per concludere, la invito, per salutare i nostri lettori, a scegliere una sua poesia dal libro “Parole notturne”.

Delle volte

Delle volte
torno a fotografare con la mente
immagini che sembrano lontane
sepolte nel buio.
Ma invece sono qui
davanti alla finestra
richiami del passato
tornati a custodire le parole
e i fiori secchi
che profumano ancora.

 

E dalla silloge “Per quel poco”, (edizione greca, Atene, 2019)

 

Sui tasti del pianoforte

Il ritmo della canzone
ispirazione con occhi chiusi
sui tasti del pianoforte
della vita che scorre.

Viaggiano le nuvole
creature rossodorate
figure celestiali
la tua immagine mi portano vicino
come se fossero ondate di vento.
Mi circondano e si allontanano.

Sui tasti del pianoforte
colori tristi
il ritmo ci ha fermati
come una canzone di cigno
come urli di uccelli
sui tetti dei campanili,

nel cielo grigio di Catania
hanno vissuto e offuscato
croci e silenzi insieme
alle voci di venditori ambulanti.

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