L’ora presente

L’ora presente

Dopo questo numero, il XII dall’anno dei natali, avendo da qualche tempo sospeso la stampa, scegliamo di chiudere l’uscita “corale” de l’EstroVerso, per lasciare spazio, all’interno del nostro sito, alle singole pubblicazioni, alle rubriche consolidate, alle nuove in programma per il nuovo anno, e, questa un’altra novità, ai numeri monografici dedicati ai poeti di nostro interesse. Ogni singolo intervento sarà disponibile, all’interno del nostro sito, www.lestroverso.it, nella versione linkabile e pdf.
In copertina Yves Bonnefoy, una delle voci più intense della poesia del Novecento contemporaneo. Un poeta il cui pensiero amiamo per la capacità di muoversi liberamente “in un intrico di visioni, oscillanti tra ricordo e invenzione, o contemplazione, e dove il problema e l’equivoco dell’essere e del non-essere, del senso e del non-senso, che assalgono la nostra epoca, risulta sempre più pervasivo e stringente”. Un poeta del quale, augurandovi una lettura riverberante, esprimendo tutta la nostra gratitudine agli autori che animano, e hanno animato, con gratuita generosità queste pagine, tra parole “che si incurvano sotto la nostra penna”, riportiamo un passo dalla raccolta L’ora presente, Mondadori 2013.

III

E parole, tutto ciò, parole poiché, in verità, miei congiunti, cos’altro abbiamo? Parole che s’incurvano sotto la nostra penna, come insetti che sono uccisi in massa, parole con grandi spine, che ci escoriano, parole che prendono fuoco, all’improvviso, e bisogna schiacciare questo fuoco con le mani nude, non è facile.

Parole i cui garbugli celano buchi, nei quali perdiamo l’appoggio, e scivoliamo, lasciando grida, ma poco importa, la nostra vita appartiene così poco al pensiero, non credete! Presto ci riprenderemo, ci rimettiamo a parlare.

E appunto vi dicevo, miei pochi compagni, appunto vi dicevo, non è così che spunta il giorno? Andiamo, avanziamo ancora, raccogliamo tutti i nostri auspici, tutti i nostri ricordi, voi queste grida, questi richiami, questi urli, questi singhiozzi, e io con voi queste risa, queste grandi risa così lontano da ogni lato sotto questo cielo così basso che lo tocchiamo allungando le mani! È evidente che spunta il giorno, amici, evidente che irrompe su di noi, ricolora tutto, trascina via e disperde tutto.

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