XLIV Premio Brancati, segnalazione speciale per “Era Farsi” di Margherita Rimi

XLIV Premio Brancati, segnalazione speciale per “Era Farsi” di Margherita Rimi

margherita rimi

 

“La bambina non sapeva di essere / bambina // La storia dentro a un pugno / scambiata tutta per errore. Così / Come poteva essere da capo. Come / per aggirare il mondo”. Versi di Margherita Rimi, autrice di “Era farsi”, Autoantologia  (1974 – 2011), edizioni Marsilio, vincitrice, in seno al XLIV Premio Brancati Zafferana, della segnalazione speciale della giuria “Stefano Giovanardi”. “Il dettato della Rimi è nitido nel suo articolarsi per anafore, interazioni e parallelismi di ogni genere, ma anche per montaggi fra giustapposizioni e incroci analogici: “E – sono un libro chiuso / E – rimango chiuso / i grandi hanno grandissimo da fare” (In salvo)”, scrive la prefatrice Daniela Marcheschi. “Sono doppiamente soddisfatta perché questa segnalazione arriva da un prestigioso premio della mia Regione e per l’intestazione a Giovanardi, scomparso da poco, studioso di letteratura e profondo conoscitore della poesia – dichiara la Rimi”. L’autrice agrigentina, neuropsichiatra infantile, svolge un’intensa attività finalizzata alla cura e alla tutela di fanciullezza e adolescenza. Versificando, offre riverberi dedicati, oltreché all’infanzia (nelle sezioni “I tempi dei bambini” e “Le voci dei bambini”), a molteplici personaggi tra i quali Pirandello, Sciascia, la poetessa  rumena Ana Blandiana, la scrittrice ungherese Agota Kristof. E, ancora, alla creatività della lingua siciliana, con le liriche in vernacolo, nonché, amabilmente, alla propria terra, “A volte a confondersi dietro uno stesso passo / ci siamo orientanti // Odore di terra / Tanta acqua è caduta // Più forte la pausa / e negli spostamenti il tempo.” (Eccezione la natura). “I bambini – aggiunge la Rimi -, sanno rappresentare quello che vivono: le paure, il dolore, la gioia e non solo con le parole, anche con i disegni, con il gioco, con il corpo. L’adulto ha l’obbligo di farsene carico. La parola è necessaria per comunicare, per “curare”, ma, altrettanto, sono necessarie tutte le altre forme di linguaggio non verbale per comprendere e aiutare i piccoli. I miei ricordi sono legati ai loro volti, alla sofferenza, alle storie raccontate nei loro disegni. E, ancora, alle loro parole imperfette, alle parole di una lingua irregolare. Alla loro concreta semplicità. Era giusto che la poesia accogliesse le loro voci”. La parola è una cosa profonda nella quale, per l’uomo d’intelletto, sono nascoste inesauribili ricchezze”. Un pensiero di D’Annunzio per chiederle, assodato il ruolo pregnante del verbo nei suoi versi, una riflessione. “Le parole autentiche ci toccano nel profondo, ci avvicinano alla bellezza. Influenzano i nostri comportamenti emotivi, i nostri pensieri. È questo quello che fa la parola poetica, ci migliora, ci rende più sensibili, più pensanti. La parola, quando il poeta la scrive, non muore ma trova una sua conclusione”.

 

 Era Farsi
Ai piedi del letto il tempo non passava
Era farsi grande raccontare una storia
E la storia non era più una storia
era farsi padre
 
Il suo disegno non era farsi grande
non era orizzonte la sua mano
 
Il dolore era farsi carta
farsi carta i troppi desideri
Il suo mondo era grande ed impreciso
la forma del suo cranio
una farfalla.
 
 

 

 

 

 

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