Pollock e gli irascibili. La scuola di New York. L’intuibile esito di “un’intuizione”

Pollock e gli irascibili. La scuola di New York. L’intuibile esito di “un’intuizione”

99.59

Jackson Pollock, Number 17, 1950 Fireworks

Strana cosa l’“intuizione”, sopraggiunge senza preavviso e con una potenza tale da stravolgerti e lasciarti inquieto di fronte ad una scelta: seguirla o lasciarla andare. Il filosofo francese Henri-Louis Bergson, a proposito della spontaneità dell’intuizione, affermava che emanasse “da una facoltà affatto diversa da quella di analizzare”, piuttosto dovesse essere “l’atto semplice che ha dato l’avvio all’analisi, e che dietro all’analisi si nasconde”. Per uno scienziato come Isaac Newton l’intuizione scaturì da una mela caduta da un ramo, per un artista come Jackson Pollock, il più popolare tra gli irascibili newyorkesi, fu una goccia di colore caduta sul pavimento. Nel 1947 in poco più che una manciata di minuti, Pollock, definito il padre dell’Action Painting, aveva inventato il “dripping”, cioè la sgocciolatura, quella tecnica che consisteva nel versare il colore, spesso misto a sabbia o altro materiale, sulla tela stesa sul pavimento direttamente dalle latte o per mezzo di bastoncini e pennelli induriti. Notevole cambiamento che annullò tutte le regole artistiche eccetto una “non avere regole” e che gli permise di diventare un mito, passando dalle “stalle”, o meglio dal fienile – laboratorio di Springs, alle “stelle” del firmamento artistico. Pollock capì che era giunto il momento di abbandonare pennelli e cavalletto e che occorreva relazionarsi all’opera d’arte come non aveva mai fatto prima, bisognava entrarci dentro, farsi ispirare da quelle tracce di colore liquido colate sulla tela, ora più decise e dense, ora più sottili e labili ma capaci di creare grovigli simili ad intimi nidi o insolite ragnatele, rami di intricati boschi, sottili trame di un caotico labirinto di istinti dove per non perdersi mentre si percorre in lungo ed in largo la tela non basta di certo il filo di Arianna. Il risultato è scandaloso in tutti i sensi: è una pittura a tutto campo, senza tempo, senza precedenti ma dai molteplici risvolti futuri, che ancora oggi impressiona per l’apparente semplicità del gesto paragonata all’enorme successo riscosso e, per il medesimo motivo, fa trapelare un sorrisino beffardo. C’è tempo fino al 16 febbraio 2014 per visitare la mostra “Pollock e gli irascibili. La Scuola di New York”, inaugurata il 24 Settembre a Palazzo Reale di Milano, curata per la parte internazionale da Carter Foster del Whitney Museum e per la parte italiana da Luca Beatrice. Qui si possono ammirare quarantanove opere prese in prestito dal Whitney Museum di New York, che raccontano quello che è accaduto dagli anni Quaranta ai Sessanta in America, quando il primato dell’arte si spostò da Parigi a New York ed a farla da padrone erano, oltre a Pollock, Arshile Gorky, Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Barnett Newman, Lee Krasner…ed altri. Tali furono i rivoluzionari protagonisti dell’Espressionismo Astratto, classificati in “action painters” e “color field painters”, uniti ma autonomi nel portare avanti la loro personale e provocatoria ricerca stilistica, gestuale, sensoriale, surreale, segnica e tonale che gli valse in quegli anni, in prima battuta, non solo il rifiuto del pubblico ma anche quello, più feroce, del sistema dell’arte. Emblematico l’episodio che denunciarono in diciotto, e che li etichettò per questo come irascibili, per mezzo di una lettera di protesta indirizzata a Ronald L. Redmond, Presidente del Metropolitan Museum di New York, il quale non si curò di chiamare nessuno di loro quando, nel 1950, organizzò una mostra sull’arte contemporanea americana, negando loro la possibilità di “esserci”. Di certo, però, non poteva bastare solo questo a fermarli e così la Scuola di New York continuò con il nuovo linguaggio di rivolta a cercare le risposte al tutto o al niente universale, seguendo l’ordine del caos regolato da pensieri ed istinti e dalle leggi rivoluzionarie di menti in evoluzione.

50.3

 Arshile Gorky, The Betrothal, II, 1947

Mark Rothko, Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) 1954

Mark Rothko, Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) 1954

 

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