Truffa ad arte

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Piltdown skull CENCELLI

1912 e 1984, anni di due inganni internazionali: quello dell’uomo di Piltdown il primo e l’altro delle teste di Modigliani. A. Smith Woodward, curatore del Natural History Museum di Londra, annuncia la scoperta di un cranio che poteva costituire il tanto ambìto “anello mancante” dell’evoluzione umana. L’Eoanthropus dawsoni (nella foto), come fu battezzato in onore del suo scopritore, Charles Dawson, mostrava una teca cranica, una mandibola e i denti dotati di caratteristiche sia umane sia scimmiesche, insomma, il reperto perfetto! Anche se i primi dubbi erano nell’aria degli ambienti scientifici si dovette aspettare fino al 1950 per far luce sulla faccenda. Già nel 1913, infatti, uno scienziato del King’s College London, pubblicò la sua ipotesi: i resti di Piltdown (località nel sud dell’Inghilterra) erano riferibili a una mandibola di scimmia e ad un cranio umano. Con le prime analisi di datazione al radiocarbonio si scoprì così, trentotto anni più tardi, che la mascella dell’Eoanthropus non poteva risalire a oltre 50.000 anni fa. Nel 1953 analisi più accurate svelarono infine la truffa quarantennale: mascella e canini provenivano presumibilmente da un orango e parti del cranio da un uomo moderno. La paternità della beffa non è mai stata individuata con certezza, ma tra i sospetti, oltre a Dawson, troviamo persino Arthur Conan Doyle. Al 1984 risale l’ormai noto scherzo delle Teste di Modì. Si racconta che nel 1909 Modigliani, a Livorno, avesse gettato nel Fosso Mediceo alcune delle sue sculture. Proprio per questa leggenda, ormai trent’anni fa, il Museo Progressivo di Arte Moderna della città, per festeggiare il centenario della nascita dell’artista, decise di verificarne la veridicità. Dopo qualche giorno di inutili tentativi finalmente vennero ritrovate tre teste. La notizia fece il giro del mondo poiché molti critici d’arte del calibro di Argan e Brandi, sostenevano senza ombra di dubbio l’autenticità delle opere. Uno dei pochi che da subito dubitò della buona fede dei ritrovamenti fu Federico Zani, critico d’arte de La Stampa. E se per l’Uomo di Piltdown si dovettero aspettare quarant’anni nel caso di Modigliani passò solo un mese quando tre studenti ammisero lo scherzo, i “colpevoli” della burla, almeno di una delle tre teste, furono: Pietro Luridiana, Michele Ghelarducci e Piefrancesco Ferrucci. Le ultime due invece furono opera di Angelo Froglia, un portuale con la passione dell’arte che spiegò di aver agito così per rivalsa nei confronti della critica dell’arte.

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